MANIFESTO

#63

CHANGE OF SPACE

THINKING OF YOU. I MEAN ME. I MEAN YOU

2024.01.31

Testo di Chiara Belardi

La Serpentine South presenta il primo solo show di Barbara Kruger a Londra dopo oltre vent’anni. Un linguaggio visivo iconico che prende in prestito e ruba dalle tecniche e dall’estetica della pubblicità dei mass media che si fa strada dagli anni ’70, oggi acquisisce nuovamente forma attraverso opere inedite.

Le installazioni di Barbara Kruger parlano direttamente allo spettatore interpellandolo con pronomi come “io”, “tu” e “noi”.  A volte attraverso dichiarazioni audaci il suo lavoro spinge a mettere in discussione ciò che vediamo e sentiamo attraverso i media tradizionali e a riflettere su come questi messaggi plasmino le nostre identità e la società. Kruger presenta alla Serpentine South di Londra un’abile combinazione di immagini e testi rubati da riviste, televisione, video e giornali. Riconoscibili per la loro potenza retorica e urgenza visiva, i testi dell’artista sfidano il modo in cui assegniamo un significato ai linguaggi visivi moderni. Tra gli anni Sessanta e Settanta, Kruger lavora come grafica e photo editor per riviste come “Mademoiselle”, “Vogue”, “House & Garden” e “Aperture”. Qui sviluppa la sensibilità grafica che in seguito le sarebbe stata strumentale nella pratica artistica, in cui utilizza ingrandimenti di foto in bianco e nero tracciati da stringati aforismi nelle font Futura Bold Oblique o Helvetica Ultra Condensed, sovraimpressi su fasce rosse o nere, secondo uno schema ormai iconico e riconoscibile. Alla fine degli anni Settanta, Kruger inizia a realizzare opere che esaminano l’ideologia dei mass media da una prospettiva femminista. Nel corso degli anni, questa metodologia si amplia fino a comprendere l’ingrandimento su larga scala e la spazializzazione della sua pratica visiva attraverso l’utilizzo di immagini fisse e in movimento. In mostra anche la nuova installazione di Kruger finalizzata per la BIENNALE di Venezia Il latte dei sogni, che si adatta ai parametri spaziali dell’ambiente che la ospita e include tre video a canale singolo. Le imploranti espressioni di comando (“PLEASE CARE”, “PLEASE MOURN”) invitano l’osservatore a un incontro diretto con l’opera d’arte, utilizzando la formula ironicamente disincarnata tipica della pratica dell’artista per richiamare l’attenzione sulle viscere e sulle deiezioni del nostro corpo.

Barbara Kruger, Untitled (I shop therefore I am), 1987/2019. Edition 1 of 1 + 1 AP. Courtesy the artist and Sprüth Magers.

“Cerco di realizzare opere che incorporino le seduzioni della cultura in cui viviamo, ma che ci facciano anche riflettere. Ogni disgiunzione, ogni spostamento, ogni confusione con le convenzioni può aiutarci a riconoscere i sistemi di controllo che ci circondano. Il dubbio può essere un esercizio di autocoscienza e criticità.”

– Barbara Kruger

Barbara Kruger, Untitled (I shop therefore I am), 1987/2019. Courtesy the artist and Sprüth Magers.
Barbara Kruger, Untitled (Admit nothing/Blame everyone/Be bitter), 1987/2020. Courtesy of the artist and Sprüth Magers.
Barbara Kruger, FOREVER. Photo: Timo Ohler. Courtesy the artist and Sprüth Magers.
Barbara Kruger, Untitled (Your body is a battleground), 1989/2019. Courtesy the artist and Sprüth Magers.
Barbara Kruger, Untitled (Remember me), 1988/2020. Courtesy the artist and Sprüth Magers.

Barbara Kruger è un’artista che vuole scuotere, non avendo paura di dire quello che pensa, negli ultimi 25 anni ha sviluppato una pratica artistica che attraversa tutti i confini delle arti visive e al medesimo tempo ne infrange i codici. Dai cartelloni pubblicitari alle cartoline, dalle buste della spesa alle pensiline degli autobus, dalle magliette alle scatole di fiammiferi, i suoi montaggi di foto e testi fanno chiarezza sulle forme quotidiane di vendita dei prodotti, appropriandosi del linguaggio dell’arte commerciale per affrontare l’invasione del potere nelle nostre vite quotidiane, rivelando gli stereotipi incorporati nel cuore della cultura popolare. Che si tratti di stereotipi di genere e razza promossi dai mass media o dell’asservimento dell’io sedotto dai piaceri del capitale, per Kruger la separazione percepita tra sfera pubblica e persona privata è resa obsoleta. Il lavoro di un’artista così riguarda soprattutto le azioni messe in atto attraverso le immagini e le parole, adottando una strategia di interferenza per smascherare i mezzi con cui la rappresentazione legifera e definisce tutti noi. Cancellando la divisione che esiste tra arte e vita, tra i media e un io mediato, i suoi montaggi tagliano l’eccesso della vita moderna per rivelare i meccanismi di potere che si celano dietro. La mostra alla Serpentine di Londra presenta anche recenti riconfigurazioni video – replay – di molti dei pezzi più iconici di Kruger degli anni ’80, tra cui Untitled (I shop therefore I am) (1987) e Untitled (Your body is a battleground) (1989). Nel corso di decenni, Kruger continua a presentare il suo lavoro in vari spazi e forme, su edifici, cartelloni pubblicitari, accaparramenti, autobus e skate park. E per questa mostra, l’artista ha adattato le opere ai luoghi specifici all’interno della Serpentine ma anche all’esterno.

Barbara Kruger, Untitled (No Comment), 2020. Three-channel video installation, colour, sound, 9 min. 25 sec. Installation view, BARBARA KRUGER: THINKING OF YOU. I MEAN ME. I MEAN YOU. Courtesy the artist and Sprüth Magers. Photo: The Art Institute of Chicago.

Contemporaneamente alla sperimentazione artistica e poetica, Barbara Kruger si nutre molto spesso degli scritti di Walter Benjamin e Roland Barthes. Fu infatti attraverso i loro libri che iniziò a formulare una comprensione del mondo in termini di relazioni di potere nascoste in esso. Roland Barthes, in particolare, le ha fornito gli strumenti teorici necessari per decodificare i significanti prevalenti che circolano nella cultura. Interpretare il  linguaggio come una legislazione e vedere il discorso come un codice – come Barthes descriveva – non era un atto innocente, ma piuttosto un discorso carico come un altro, capace di posizionare e soggiogare il soggetto stesso. Nella pratica di Barbara Kruger l’io postmoderno è diventato un’entità decadente, un io frammentato la cui identità è stata costruita attraverso la rappresentazione. In quanto artista donna che lavorava nel mondo dell’arte prevalentemente maschile della fine degli anni Settanta, la questione dell’identità femminile e della sua costruzione e manipolazione attraverso un discorso patriarcale è di fatto il suo luogo principale di indagine. 

“Mi interessa il modo in cui la nostra concezione del sé è troppo spesso mediata attraverso altri canali. L’ideale del sé diventa quindi solo una costruzione.”

– Barbara Kruger

Per maggiori informazioni serpentinegalleries.com

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