MANIFESTO

#63

CHANGE OF SPACE

The Royal Hotel

2023.11.03

Kitty Green descrive con The Royal Hotel un intero territorio, l’Outback Australiano, mostrandone luci e ombre attraverso lo sguardo di due giovani ragazze canadesi, Hanna e Liv, decise a viaggiare proprio in quel luogo.

Hanna e Liv sono due ragazze canadesi che scelgono di intraprendere un viaggio con lo zaino in spalla per l’Australia. Le amiche del cuore, Hanna interpretata da Julia Garner e Liv da Jessica Henwick, dopo aver finito i soldi a disposizione sono costrette a lavorare in un bar in una remota città mineraria dell’Outback. È lì che le ragazze conoscono Billy, il proprietario del bar, insieme ad una serie di persone del posto che introducono le ragazze ad una certa cultura, specialmente quella del bere. La regista e scrittrice Kitty Green prende l’ambientazione più ordinaria e la rende un thriller psicologico e nauseante. Momenti di terrore, in stile Gen Z, quando Hanna chiede la password del wifi solo per essere accolta da una fragrante e ambigua risata che fa eco a tutta la vicenda. Ma le cose vanno anche peggio di così, la storia diviene snervante e suggerisce una violenza in agguato negli uomini che bevono birra continuamente e che gestiscono il bar. I proprietari del pub interpretati da Hugo Weaving e dalla sua compagna Carol, Ursula Yovich, la cui relazione è punteggiata e caratterizzata da frequenti esplosioni di violenza. Così, i due tessono abilmente una linea sottile sul tema dell’alcolismo, raccontando dall’interno della loro relazione comportamenti a volte ruvidi e terribilmente violenti. Probabilmente una volta c’era amore tra lei e Billy, ma ora è per lo più lì per impedirgli di bere fino alla morte e per tenere a bada i lavoratori della miniera dalle ragazze che assume per tenere aperto il pub.

“Gli americani pensano davvero che il personaggio di Hugo Weaving (Billy) sia terrificante fin dal primo momento, mentre gli australiani pensano che sia a posto. Ci sono letture molto diverse del film. Credo che gli inglesi siano più dalla parte degli australiani e lo capiscano un po’ di più. Probabilmente è perfetto per gli inglesi.”

– Kitty Green

La relazione, già sfilacciata, tra Hanna e Liv viene ulteriormente testata man mano che il rapporto con la gente del posto cresce, soprattutto da parte di Liv. Conoscono Matty (Toby Wallace), che ha da subito un debole per Hanna. C’è Teeth (James Frecheville), la cui dolcezza maldestra nasconde un’ossessione preoccupante. E c’è Dolly (Daniel Henshall), il cui sguardo minaccioso non per niente rassicurante. Mentre Liv abbraccia sempre più la mentalità di festa degli uomini, Hanna rimane più riservata, consapevole del pericolo che si nasconde dietro il fascino di un uomo ubriaco. Mentre le micro aggressioni si accumulano e diventano sempre più fastidiose per Hanna e Liv, la trama raggiunge un punto di rottura. Lo spettatore e le protagoniste sono chiamate a mettere in discussione il modo in cui si dovrebbe gestire la persistente minaccia di violenza. La consapevolezza che reagire fisicamente non è saggio, essendo in inferiorità numerica, pone le amiche in una posizione di dura oppressione; è il caso di una delle poche reazioni di Hanna, quando mentre prova a cacciare un cliente viene derisa davanti a tutti, facendo crescere in lei un grande senso di frustrazione.

“La trama gioca un po’ con il genere stesso. Non è necessariamente un film di zombie, ma l’alcol infetta tutti. Più si ubriacano, meno sono affidabili, e il pensiero si trasforma in una mentalità da branco in cui nessuno è al sicuro. Gli zombie contagiano anche Liv, che cade in quella cultura.”

– Kitty Green

I due autori della trama – Green e Redding – dichiarano che l’ispirazione iniziale sia stata il documentario del 2016 Hotel Coolgardie di Pete Gleeson, un’eccellente esplorazione del sessismo subito dai packbacker finlandesi quando a vent’anni andavano a lavorare in pub isolati vicino a città minerarie. Non mancano i riferimenti al film di culto di Ted Kotcheff Wake in Fright: una vera esplorazione della cultura alcolica, violenta e frenetica dell’Outback dal punto di vista di un insegnante di scuola che soccombe lentamente alla sua follia. The Royal Hotel si concentra su come questa specifica violenza, che può manifestarsi fisicamente, emotivamente e psicologicamente, influisca sul benessere delle giovani donne e le renda vittime inconsapevoli di un sistema maschilista. Per immergerci in questo senso di oppressione continuo e duraturo non ci sono vere e proprie sorprese nella trama, bensì lunghi momenti di spaesamento, instabilità e perdizione emotiva. Kitty Green nel film svolge un esame pungente e agghiacciante teso a descrivere la cultura tossica alimentata dall’alcolismo di quei territori.

Per maggiori informazioni see-saw-films.com

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