MANIFESTO

#63

CHANGE OF SPACE

MICKEY LEE

2023.02.24

Photography CLÉMENT PASCAL
Interview BILL POWERS

“Penso spesso a come modificare il mio racconto familiare per il futuro. E non solo la mia narrazione familiare, ma anche come cambiare la nostra narrazione collettiva del futuro, visto lo stato del pianeta. Penso molto anche a questo.” – Mickey Lee

Gerhard Richter ha detto che l’arte è la più alta forma di speranza. Accogliere questo sentimento come verità significa essere un indagatore come la pittrice Mickey Lee. Sebbene la sua tecnica sia più vicina a quella di Francesco Clemente o di Bob Thompson, sentiamo che i suoi soggetti desiderano entrare in contatto con la natura, con gli altri e con se stessi. Un marinaio in una semplice barca a remi che si dirige verso il mare aperto, una donna in secondo piano seduta su un toro blu. Sono vulnerabili fisicamente in queste circostanze e lo percepiamo anche emotivamente. Sebbene sia agli inizi della sua carriera, Lee ha già attirato l’attenzione del New York Times alla NADA di New York lo scorso maggio e di Vanity Fair con la sua prima presentazione a Los Angeles appena un anno fa. Quest’estate presenterà una serie di nuovi dipinti presso l’Half Gallery di New York.

MICKEY LEE IN CONVERSAZIONE CON BILL POWERS

 

BP La critica d’arte Roberta Smith sostiene che in qualità di artista emergente si è fortunati se si riesce a sfuggire alle proprie influenze. È stato difficile per te trovare un linguaggio unico? 

ML No, casomai è stata la cosa più facile. Se Roberta Smith dice che è fortuna, allora sono certa sia così. Tuttavia, è come se ne soffrissi… La storia dell’arte è così ricca e vasta, i pittori che sono venuti prima di me… a volte non voglio uscire da quel mondo. Ma non ho scelta, queste mani dipingono ciò che vogliono.

BP Credo che tutti portiamo con noi parti del nostro passato, che sia latente o del tutto evidente.

ML Mio padre guidava una Ford F 150 scassata. Faceva molto rumore e puzzava di sigarette. Fumava le Marlboro rosse. Ero così imbarazzata quando mi veniva a prendere a scuola. Ora io guido una vecchia Ford Ranger e fumo le Marlboro Lights… Le cose trovano sempre un modo per tornare a galla.

BP Cosa sono i tremori essenziali, per chi non lo sapesse?

ML I tremori essenziali sono una condizione neurologica in cui fondamentalmente qualcosa non funziona tra il mio cervello e le mie mani, che spesso tremano in modo incontrollato. Ero all’università quando ha iniziato a manifestarsi questo disturbo. Alcuni giorni sono migliori di altri. Lo stress e la caffeina esasperano i tremori. Bere invece aiuta a stabilizzarli. A proposito, non bevo mai prima di dipingere!

BP Quindi hai abbandonato la scuola?

ML No, alla fine mi sono laureata a Berkeley in Storia dell’Arte. 

BP Pensi che parte della tua ansia derivi dall’educazione non convenzionale che hai ricevuto?

ML La mia ansia è così evidente? Il mordersi cronicamente le labbra e le dita potrebbe averla rivelata. Chiunque può avere l’ansia, anche con un’educazione convenzionale. Sai che non ho parlato fino a 5 anni, vero? Non volevo dire una parola. Sapevo come fare, ma ho scelto di non farlo. Una volta mi sono ammalata gravemente e, poiché non parlavo, mio padre non capiva cosa ci fosse che non andava. Andammo dalla dottoressa e lei, molto carina e gentile, mi fece aprire. Venne fuori che avevo guardato Twister… il film sui tornado… senza che mio padre lo sapesse. Ero così spaventata che i tornado avrebbero portato via la nostra casa, che mi sono fatta venire un’ulcera allo stomaco! Quindi, credo di essere fatta così. Il mio povero papà…

Lady, cow and rabbit, 2022.
Bucolic sorrow, 2022.
The fishwife and her lover, 2022.
pink woman expecting, 2022.

BP Dove sei cresciuta? 

ML Sono di Banks, nell’Oregon, a metà strada tra Portland e la costa. Ho frequentato il liceo a Forest Grove. Mio padre è cresciuto nella stessa città. Non se n’è mai andato. Quando ero piccola vivevamo tra un parcheggio per roulotte e diversi appartamenti. Eravamo solo noi due. Ci spostavamo spesso. Mio padre era un falegname e andava in moto. L’ultima volta che sono stata a New York gli ho comprato una maglietta Harley Davidson come regalo. Gli è piaciuta molto. 

BP Essendo cresciuta senza la presenza di tua madre, è questo il motivo per cui vediamo così tante donne incinte nei tuoi dipinti?

ML È una controfigura di mia madre, certo, ma anche la rappresentazione dell’idea di maternità. Non avendo mai avuto una figura materna, ho sempre sognato come sarebbe stato per me. 

BP E tua madre dov’è?

ML La famiglia di mia madre è messicana, e lei è nata al confine con il Texas. I suoi genitori erano lavoratori emigrati. Lavoravano in un azienda casearia nell’Oregon, ed è così che ha conosciuto mio padre. È rimasta incinta e hanno cercato di tenerci uniti… ma non ha funzionato. Alla fine lei ha deciso di andarsene, e da allora siamo rimasti solo io e mio padre. Mi ha davvero protetto da molte follie.

BP Tuo padre appare in un dipinto come un pugile?

ML Mio padre ha sempre fatto del suo meglio per tenerci a galla. Nel dipinto combatte contro una lepre mentre una donna incinta lo osserva. I coniglietti sono creature soffici, ferree e coccolose, mentre le lepri tendono ad essere irascibili e scorbutiche e nella vita combattono realmente. Credo che la donna incinta sia inizialmente mia madre, ma con il passare del tempo, e l’avanzare dell’età di mio padre, mi sono dedicata anche io ad un ruolo materno. Sono diventata anche io quella donna incinta. Lui si è ammalato e io ho iniziato a prendermi cura di entrambi.

BP Stai lavorando a un’opera che racconta la storia della Carità Romana?

ML La Carità Romana racconta la condizione di Pero e suo padre Cimone, condannato a morte per fame. Il racconto narra che la figlia andava a trovare il padre in prigione una volta alla settimana, e lo allattava di nascosto per tenerlo in vita. Si tratta di capire fino a che punto ci si può spingere per salvare una persona cara. C’è una rappresentazione di questa storia in un affresco a Pompei, e anche Caravaggio l’ha inclusa in un’opera d’arte. La storia mi ha colpito per ovvie ragioni. Naturalmente, mi piace che sia provocatoria. 

 

 

Leggi l’intervista completa sul numero di Febbraio, Issue 61.

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