MANIFESTO

#63

CHANGE OF SPACE

POOR THINGS

2024.01.25

Testo di Chiara Belardi

Un punto di vista femminile, la creazione di un nuovo mondo e un’esplorazione intrigante delle dinamiche sociali e linguistiche che plasmano le percezioni del reale. Poor Things è una parabola sull’esercizio del potere ma contemporaneamente un particolare viaggio al raggiungimento della consapevolezza dell’età adulta.

Il nuovo film di Yorgos Lanthimos, Poor Things, racconta storie di uomini con problematiche legate all’amore, all’odio e alla dipendenza dalle donne. Basato sul romanzo di Alasdair Gray, che, attraverso il diario di un medico, presenta vite straordinarie, inclusa quella di Bella Baxter. Questa creazione femminista, indagata in tutta la sua complessità da Emma Stone, si distingue per la sua forza narrativa e coerenza, andando oltre la riflessione sulla libertà intellettuale e morale della protagonista. Ambientato in un mondo fantasy e steampunk intorno al 1890, il film segue la storia di Bella, resuscitata da un mad doctor, affrontando la vita senza pregiudizi di genere dato che la sua mente è quella di una bambina, un foglio bianco ancora non condizionato socialmente. Il regista Yorgos Lanthimos lo descrive come un’opera sorprendente, una parabola sul potere e un particolare coming of age che mostra l’evoluzione rapida di Bella. L’interpretazione straordinaria di Emma Stone cattura la sua crescita unica, mentre il film esplora temi di identità di genere e libertà. Poor Things si distingue per la capacità di incarnare con precisione la transizione di una bambina dentro un corpo adulto. La trama rivela che Bella è il risultato di un esperimento, con il cervello di un bambino non ancora nato trapiantato nel corpo di una donna deceduta. Questa creazione ibrida presenta il paradosso di un corpo adulto con una mente ancora in sviluppo. Da uno stato primario, Bella non sembra ancora completamente una donna, poiché non ha attraversato il processo di soggettivazione che definisce l’identità.

Emma Stone in POOR THINGS. Photo by Yorgos Lanthimos, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2023 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

“È un personaggio speciale all’interno di una storia per me assolutamente sorprendente. Quando ho letto il romanzo ho pensato subito che Bella fosse il motore di un film, poiché tutto viene raccontato dal suo punto di vista. È una donna che va per il mondo con l’opportunità di fare le sue esperienze alle sue condizioni, plasmando la sua personalità senza sottostare alle convenzioni e alle regole della società, della famiglia o di una casta.”

 – Yorgos Lanthimos

 

 

Emma Stone in POOR THINGS. Photo by Atsushi Nishijima. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2023 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

La storia si basa sulla teoria di Judith Butler nel testo Corpi che contano, sottolineando come le norme sociali influenzino il processo di soggettivazione. Nel mondo di Bella, le assegnazioni di genere e le aspettative sono presenti sin dalla nascita, influenzando il suo percorso di crescita e sviluppo. Per Lanthimos si tratta di un discorso che parte da lontano, poichè tutte le figure maschili del suo cinema sono niente altro che negative, dal padre carceriere di Dogtooth agli uomini inutili di The Lobster e La favorita. Di contro, donne forti, come Nicole Kidman, madre e moglie disposta a tutto per salvare figli e apparenze nel Sacrificio del cervo sacro. Qui invece Mark Ruffalo nei panni di un laido avvocato, Willem Dafoe in quelli dello scienziato pazzo e il bravissimo Ramy Youssef, un dottore innamorato, creano una sagace semplificazione del mondo del regista greco, messo in forma di favola satirica, con elementi proibiti nel cinema mainstream di oggi, a partire dalla liberazione sessuale.

Emma Stone in POOR THINGS. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2023 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Lo sappiamo fin da subito: il corpo ibrido di Bella è il frutto di un esperimento di God (Willem Defoe) – il bizzarro e un po’ inquietante chirurgo che ama agire in modo atipico sui corpi di persone e animali, e il cui nome è un giocoso riferimento alle pratiche sperimentali che mette in atto, volte alla creazione di nuove forme di vita, ma con Bella dà alla luce un paradosso: la coesistenza, nella stessa persona, di un corpo di adulta e di una mente ancora in via di sviluppo. Infatti la storia affronta la questione della lingua e delle norme che determinano il modo nell’atto di nominare, sottolineando una narrazione sul linguaggio stesso e su come questo influenzi le aspettative sociali, fin dalla nascita, sulla base del sesso assegnato. Poor Things è un’esplorazione intrigante non solo della storia di Bella, ma anche delle dinamiche sociali e linguistiche che plasmano le nostre percezioni di genere, in quanto rappresenta una ribellione contro l’immaginario delle narrazioni in cui le eroine sono condannate a morte e infelicità da personaggi maschili, che siano mariti, amanti, criminali, folli, egoisti o violenti. Yorgos Lanthimos sovrappone la figura di Bella a ciascuno di questi personaggi, trasformandone il significato. Bella diventa così, un elemento impazzito che altera la ricetta delle situazioni, sfidando gli epiloghi prevedibili. Così, Bella, con la sorprendente crescita dei capelli a due centimetri e mezzo al giorno e la capacità di imparare quindici nuove parole ogni ventiquattrore, si trova momentaneamente limitata nell’esplorare il mondo esterno e si dedica invece all’esplorazione interna, scoprendo il piacere, ma la società le impone norme e convinzioni che contrastano con la sua naturale esplorazione. Questo conflitto diventa il fulcro della narrazione sulla liberazione della figura femminile, evidenziando come la sessualità, intesa come potere, dominio, ricatto e le convenzioni imposte dai ruoli di genere, perpetuati nel corso dei secoli da educazioni e regole repressive, privino le donne del controllo sui propri corpi e della libertà di autodeterminazione. La sessualità diventa quindi uno strumento di ribellione, sfidando le norme che cercano di restringere e controllare l’autonomia femminile.

La capacità di Stone di diventare, in quelle scene, precisamente ciò che è nella storia, ossia una bambina che si muove dentro un corpo di donna è fenomenale. Le sue non sono le movenze meccaniche di una bambola bensì quelle goffe ma interamente umane di una creatura che sta imparando a misurare il suo equilibrio nello spazio e come il suo corpo la tiene in equilibrio.

Courtesy of images by Searchlight Pictures.
Courtesy of images by Searchlight Pictures.
Courtesy of images by Searchlight Pictures.
Courtesy of images by Searchlight Pictures.
(From L-R:) Margaret Qualley, Willem Dafoe and Ramy Youssef in POOR THINGS. Photo by Yorgos Lanthimos. Courtesy of Searchlight Pictures. © 2023 20th Century Studios All Rights Reserved.
Libertà creativa

2024.02.28

Una collezione che ripensa al concetto di moda come manifestazione di potere e piena rappresentazione di creatività, che indaga eredità storica e futuro della femminilità. I look della collezione FW24 di Dior trasmettono la forza radiante di una femminilità pluralistica, autonoma e versatile, riattivando quel momento chiave di libertà creativa di cui Miss Dior è l’emblema.

CULTURE

ANNIE ERNAUX E LA FOTOGRAFIA

2024.02.28

In Exteriors (Journal du dehors) Annie Ernaux si immerge nelle interazioni ai margini della vita quotidiana. Le sue parole diventano il fulcro di una riflessione visiva che si dispiega attraverso una selezione di immagini provenienti dalla collezione MEP di Parigi. Queste fotografie si fondono con il testo di Ernaux, creando una narrazione politica e sociale.

NEWS

We Are Not Going Back

2024.02.27

Il nuovo singolo pubblicato da Wolfgang Tillmans è accompagnato da un video diretto dallo stesso artista, utilizzando filmati di 80 anni fa del nonno Karl R. Tillmans, girati a New York nel 1939 e nella Germania occidentale nel 1949.

PARIS

TRASPARENZE

2024.02.27

Tulle, velluto, organza e cigaline; gli indizi un viaggio attraverso la rivoluzione sessuale del Ventunesimo Secolo sotto lo sguardo del Couturier che ha inciso un’epoca. La nuova mostra al museo di Yves Saint Laurent, a Parigi, ricostruisce l’iconica innovazione tessile degli anni Sessanta made by Yves e non solo.

COLLECTION

SPIRIT

2024.02.25

La collezione FW24 di Maximilian Davis è un’interpretazione degli anni ’20 attraverso una lente moderna, particolarmente ispiratrice, ha offerto una nuova prospettiva sull’eleganza e la ribellione di quell’epoca.