MANIFESTO

#63

CHANGE OF SPACE

an active reality

2023.03.30

L’esposizione francese situata al Grand Palais Ephémère esplora i linguaggi dell’arte moderna e contemporanea attraverso l’indagine di tematiche attuali che toccano nel profondo la società.  

L’Art Paris celebra il suo 25esimo anniversario con un’edizione che prevede la partecipazione di 134 gallerie provenienti da 25 paesi differenti: l’esposizione d’arte moderna e contemporanea, che si svolge a partire dal 1999 al Grand Palais Ephémère di Parigi, riunisce le gallerie francesi con quelle internazionali, con galleristi, curatori e amanti dell’arte alla ricerca di nuovi rapporti e tendenze esplorando il linguaggio innovativo dell’arte. Si tratta di un’esposizione cosmopolita fortemente interessata ad aumentare la visibilità di artisti provenienti dalla scena internazionale, portando alla Francia un valore aggiunto; allo stesso tempo è anche la stessa che ha sempre un occhio di riguardo rivolto verso la sua patria, sostenendola e presentando una selezione specifica di lavori realizzati da personaggi francesi. Il pubblico è trasportato dalle mille emozioni che suscitano le numerose opere d’arte che lo circondano e che lo portano a riflettere riguardo le tematiche presentate, osservando le diverse prospettive e le differenti modalità di affrontare l’argomento. Oltre alle grandi gallerie più note che ogni anno si aggiudicano il posto all’interno dell’esposizione, si fanno spazio alcune “promesse” dell’arte, dando loro la possibilità di ricevere attenzione e farsi conoscere in questo infinito e difficile universo artistico. L’esposizione si suddivide in diverse sezioni, presentando più temi, tutte connesse da un denominatore comune quale l’attenzione per il presente, per la realtà che circonda l’essere umano, per i conflitti mondiali e per la cura dell’ambiente, partecipando attivamente alla lotta attuale per il cambiamento del mondo. 

Zanele Muholi, Sine III, Sheraton Hotel, Brooklyn, 2019, Galerie Carole Kvasnevski.

Gli artisti non hanno la capacità di cambiare il mondo, ma possono contribuire a trasformarlo: attraverso le loro opere riescono a dare un volto alle paure del mondo reale, mutandole in simboli e allegorie dal forte significato. Il lavoro contribuisce a materializzare il “problema” che nella vita sentiamo distante, non appartenente alla nostra realtà quotidiana, dimostrandoci invece che si tratta di qualcosa più vicino di quanto sembri. Art & Commitment, la prima raccolta, denuncia la presenza di situazioni dove i sogni e le speranze sono ormai perdute, interrogandosi e cercando una risposta nell’arte, in particolare della scena francese. Sono state scelte tre figure guida di riferimento per gli artisti che incarnano diverse modalità di prendersi cura della realtà che ci circonda: pittori e scultori che oltre al proprio lavoro sentivano l’esigenza di prendersi carico della comunità e aiutare a modo loro gli altri. 

L’artista ha il potere di risvegliare la forza di agire che giace dormiente in altre anime.

La seconda sezione dell’esposizione, Exile, si basa sull’idea di esilio, esplorando il concetto e indagando più a fondo le diverse sfaccettature che può significare: il termine è associato solitamente ai rifugiati, agli immigrati, alle popolazione costrette a spostarsi perché non accettate, ma leggendo la stessa parola con un’accezione positiva pensiamo alle molteplici possibilità che una persona incontra cambiando paese, alle nuove relazioni, alla lingua e alle infinite possibilità che si presentano. Qualunque persona che vive in esilio si potrebbe definire non conforme alle regole della società, con un punto di vista e un modo di vivere differente in relazione al resto della popolazione: l’esatta descrizione di quello che noi tutti definiamo come “artista”. L’Art Paris infatti dimostra la possibilità di infiniti modi di leggere un termine, inserendo quest’ultimo in un contesto più ampio che riconosce l’esilio come forma di trasformazione, come stato di transizione, come viaggio interiore. Exile si concentra sulla parola in senso lato, permettendo agli artisti di mostrare al pubblico le differenti espressioni e il personale processo legato al soggetto, che si distacca dal significato prettamente geografico. Ad ogni lavoro è stata associata una domanda nella speranza che il pubblico riesca subito a comprendere l’intento dell’artista: Anas Albraehe, Christine Sara, Nabil El Makhloufi, Leyla Gediz, Aung Ko, Nge Lay, Ivan Argóte, Boris Mikhaïlov, Estefania Peñafiel Loaiza, Myriam Mihindou, Makd Abdel Hamid, Tirad Hashemi, Laure Prouvost, José Ángel Vincench e Taysir Batniji esprimono il loro punto di vista attraverso le varie forme d’arte, alcuni scegliendo aspetti realistici e altri prediligendo rappresentazioni astratte. 

Estefanía Peñafiel Loaiza, Sans titre, 2021, Photographie, 180 x 150 cm, Courtesy de l’artiste et Galerie Alain Gutharc.

“Possiamo andare avanti quando il tempo non scorre più?” è il punto interrogativo di Taysir Batniji, rappresentato da Galerie Eric Dupont, che presenta per l’occasione una clessidra appoggiata orizzontalmente alla superficie, in modo tale che la sabbia al suo interno sia ferma, immobile. La scultura evoca uno stato di libro in situazioni dove rimaniamo bloccati, dove il tempo sembra essere congelato e ci sentiamo impossibilitati ad agire: secondo lui l’esilio è una fase che percorriamo simile all’infinito, dove il tempo non scorre e l’essere umano si ferma. Estefania Peñafiel Loaiza, della Galerie Alain Gutharc accosta diversi scatti nitidi ad altri sfocati, paragonandoli ai ricordi, in alcuni casi chiari e precisi e altri confusi ed evanescenti. La barca che si intravede nella foto evoca la partenza: l’artista intraprende un viaggio tra realtà ed immaginazione che si presenta come un’ode alle tracce invisibili che lasciamo sul paesaggio e, allo stesso tempo, i viaggi che quest’ultimo ha conosciuto prima di cancellarle: “Possono scomparire tracce invisibili?”. Nabil El Makhloufi, di L’Atelier 21 Art Gallery, ritrae una massa di sagome, che appare come un unica persona, catturando la sua essenza impersonale e opprimente e ritraendo l’anonimato dell’essere sociale. L’osservatore guarda da dietro la folla e non riesce a delineare perfettamente i contorni delle figure, confondendoli l’uno con l’altro: l’espressione della persona è vuota, come se stesse guardando altrove. 

Nabil El Makhloufi, La foule X, 2016, Acrylique et huile sur toile, 130 x 170 cm, Courtesy L'Atelier 21 Art Gallery.

Una parte dell’esposizione è dedicata alle giovani gallerie nate da meno di sei anni, sviluppando ancora più a fondo un’analisi diversificata e attenta all’arte contemporanea, indagando anche il pensiero di artisti emergenti. La Spaceless Gallery, a Parigi e Miami, si dimostra particolarmente interessata all’intelligenza artificiale attraverso il lavoro di due figure provenienti dalla scena francese: la ceramista Olga Sabko e l’artista Quentin Derouet. Quest’ultimo presenta opere su tela dipinte esclusivamente con i colori di un ibrido rosso-rosa creato appositamente per la qualità del suo pigmento. La Galerie Hors-Cadre instaura un dialogo tra tre artisti, che attraverso il loro lavoro esplorano mondi visibili ed invisibili utilizzando nuove forme di materia. Lucile Boiron, nelle sue installazioni fotografiche, esplora la pelle come materiale multiforme in movimento, allontanandola dalle sue funzioni tradizionali. Clara Imbert riunisce oggetti utilizzati in rituali sacri per realizzare vasi che trasportano l’osservatore verso un universo astratto. Mathieu Merlet Briand riciclando il cloud, letteralmente “nuvola informatica”, e le sue migliaia di imagini e video, dà forma a questi flussi, creando una una sintesi che permette loro di assumere una forma tangibile. A partire da un tipo di arte più classica, osservando lavori di gallerie note e affermate, l’Art Paris sposta l’attenzione su spazi più sperimentali, interagendo con artisti giovani che sfruttano al meglio ciò che la tecnologia offre. L’esposizione fa riflettere il pubblico riguardo le problematiche attuali che ci circondano e di cui sentiamo parlare tutti i giorni, raccontando un punto di riflessione innovativo attraverso l’arte contemporanea e dando vita ad un rapporto e un’intesa tra l’osservatore e l’opera.

Galerie Hors-Cadre, Lucile Boiron, Partie humide I, Mater.
The Spaceless Gallery, Olga Sabko, Shapes of Incertitude.
Galerie Hors-Cadre, Clara Imbert, Totem.
The Spaceless Gallery, Olga Sabko, Sister Siren.
Galerie Hors-Cadre, Lucile Boiron, L’araignée ou le crachat.
WOMEN!

2024.04.12

WOMEN, Pirate Edition! 女性  è la versione fanzine del volume originale dedicato al lavoro di Nadia Lee Cohen, fotografa di paesaggi onirici, saturi e surreali che catturano i piaceri e i terrori viscerali dell’ambiente urbano.

Preservation

2024.04.11

Preservation è la nuova exhibition curata da Paige Silveira e Paul Hameleine, curator e modello francese. La mostra collettiva include i lavori di artisti conosciuti e talenti emergenti, come Alyssa Kazew, Gaspar Willmann, Ladji Diaby, Ron Baker e Wolfgang Laubersheimer.

CULTURE

FASHION EYE

2024.04.09

Nel nuovo Fashion Eye: United Kingdom a cura di Louis Vuitton, Martin Parr cattura i quattro angoli della Gran Bretagna a partire dal 1998 a oggi. Attraverso immagini esclusive, il progetto gioca sopra un inaspettato accostamento tra il festival di Glastonbury e l’incoronazione di Re Carlo.

NEWS

AN INVITATION TO DREAM

2024.04.08

Dal 15 al 21 aprile le stampe litografiche in bianco e nero di Jack Davison trasformeranno gli spazi di Milano Centrale in un dialogo interattivo, capace di durare anche dopo la partenza dei suoi spettatori.

PHOTOGRAPHY

Eight Seconds.
Black Rodeo Culture

2024.04.05

Il nuovo libro fotografico di Ivan McClellan è un glorioso tributo alla cultura contemporanea dei Black Rodeo in America, e racconta la storia di una comunità che attraverso lo sport e l’amore per la propria terra getta un ponte tra passato, presente e futuro.