Il corpo scrive le proprie regole: chi parla, in quale lingua, e cosa accade se il corpo diventa esso stesso Soggetto?

Il corpo scrive le proprie regole: chi parla, in quale lingua, e cosa accade se il corpo diventa esso stesso Soggetto?

2025.12.16 EXHIBITION

Testo MUSE

A Milano gesti, contatti e presenza si incontrano per restituire al corpo femminile la sua autonomia, trasformandolo in un luogo di espressione e resistenza. Separate dal tempo e dallo spazio, le due artiste si ritrovano attraverso il movimento e l’incessante potere dell’espressione corporea.

ALIE EXPORT & KETTY LA ROCCA. Body Sign

Thaddaeus Ropac, Palazzo Belgioioso, Milan

From December 16, 2025 until February 28, 2026

 

Non è una semplice mostra a due voci. È più esatto infatti parlare di una conversazione intensa, fatta di gesti, posture, mani, sguardi, segni incisi sulla pelle e parole che si rifiutano di stare ferme sulla pagina. Export e La Rocca non si sono mai incontrate, hanno lavorato in contesti diversi, Vienna e Firenze, ma le loro opere sembrano rispondersi come se fossero nate da una stessa necessità profonda: sottrarre il corpo femminile alle logiche di controllo e restituirgli una forza autonoma. Negli anni Sessanta e Settanta, entrambe comprendono che il linguaggio dominante non è neutro. È un territorio già occupato, strutturato secondo regole che stabiliscono chi può parlare e in che modo. Da qui nasce la scelta radicale di cercare altrove: nel corpo, nel gesto, nel contatto, nella materia viva dell’esperienza. Fotografia, video, performance, scrittura, scultura diventano strumenti intercambiabili, superfici porose attraverso cui far passare un pensiero che non vuole più essere addomesticato.

 

Uno dei fili più potenti che attraversano la mostra è quello delle mani. Mani che indicano, che si tendono, che si chiudono, che toccano. Per Ketty La Rocca il gesto precede la parola, apre a una comunicazione più diretta, quasi primordiale. Nei suoi lavori il corpo sembra cercare una lingua originaria, capace di dire “io” senza dover chiedere permesso. In Valie Export, il corpo diventa invece un vero e proprio terreno di critica: si espone ribaltando le aspettative, trasformando lo spettatore da osservatore passivo a parte coinvolta, spesso messa a disagio. Di conseguenza, il tatto, più che la vista, è il senso che guida questo percorso. La pelle sostituisce lo schermo, il corpo diventa superficie di proiezione. Non si tratta di provocazione fine a se stessa, ma di una strategia lucida: affermare che il pensiero non è separabile dal corpo che lo produce.

BODY SIGN B, 1970 © VALIE EXPORT / SIAE 2025.

“Il progetto era aggirare le forme di controllo sociale. […] Questa era la forza del corpo femminile: la capacità di esprimersi in modo diretto, senza mediazioni.”

-Valie Export

SYNTAGMA (FILM STILL), 1983 © VALIE EXPORT / SIAE 2025 - LE MIE PAROLE E TU (3), 1971 © ARCHIVIO KETTY LA ROCCA.
CON ATTENZIONE, 1971 © ARCHIVIO KETTY LA ROCCA | MICHELANGELO VASTA.
AUFHOCKUNG, 1972/1980 © VALIE EXPORT / SIAE 2025.

Anche lo spazio pubblico è oggetto di una messa in discussione radicale, essendo questo in stretta relazione con il corpo. Le città, le strade, la segnaletica, l’architettura non sono sfondi neutri, ma strutture che modellano identità e comportamenti. La Rocca interviene sul linguaggio urbano con ironia e precisione, smontandone l’autorità dall’interno; Export si inserisce fisicamente negli angoli, nei margini, nello spazio, misurandolo con il proprio corpo, come se volesse rendere visibili le costrizioni invisibili che lo limitano. La mostra prende il titolo da una serie di Export in cui il segno diventa letteralmente corpo e il corpo segno. Ma questo scambio continuo, attraversa tutto il lavoro di entrambe le artiste. La Rocca lo esplicita con forza quando porta lettere, punteggiatura e alfabeti fuori dalla pagina, trasformandoli in oggetti, presenze fisiche inquietanti e familiari allo stesso tempo. Body Sign non è una mostra celebrativa né un esercizio di ricostruzione storica. È un’esperienza che parla al presente, perché le domande che Export e La Rocca hanno posto restano aperte: chi ha il diritto di parlare? Con quale linguaggio? E cosa succede quando il corpo si rifiuta di essere solo un oggetto da guardare e diventa soggetto attivo di senso?

“Le donne non hanno tempo per le dichiarazioni: hanno troppo da fare, e inoltre dovrebbero usare un linguaggio che non è il loro, un linguaggio insieme estraneo e ostile.”

-Ketty La Rocca

Uscendo dalle sale, ciò che rimane non è una risposta definitiva, ma una sensazione persistente e purtroppo irrisolta, ovvero che il corpo, ancora oggi, sia uno dei luoghi più potenti e complessi in cui si gioca il rapporto tra identità, linguaggio e libertà. E che ascoltarlo, per davvero, richieda attenzione, tempo e il coraggio di mettere in discussione ciò che diamo per scontato.

 

Per maggiori informazioni Ropac.net.