Dopo gli studi classici, si iscrisse alla Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, ma non si laureò prima della fine della Prima Guerra Mondiale, riportandone alcune decorazioni e numerosi ritratti ad acquerello con soggetti i compagni d’armi e alcune architetture di Palladio. Rientrato a Milano, si avvicinerà al gruppo dei “neoclassici milanesi”.
Iniziò la sua pratica architettonica nel 1921 adottando i principi del classicismo ispirati all’architettura con la sua villa in via Randaccio a Milano. Collaborò con la manifattura ceramica Richard-Ginori, dando il via a un rinnovamento della produzione.
Nel 1928 fondò il magazine Domus insieme a Gianni Mazzocchi, diffondendo nuove idee progettuali, in architettura, nel disegno di arredo e nelle arti decorative. Il concetto di italianità, unito a un avvicinamento alle teorie razionaliste, lo condurrà a concepire le prime “case tipiche”, chiamate “Domus”.
Un’idea di città diversa, colorata e ripetibile, per rinnovare il concetto di abitazione per la classe medio borghese, con un’ampia zona giorno, materiali poco costosi e un’evoluzione della vivibilità. Tra le più famose quella di via Letizia e in via del Caravaggio a Milano. Uno dei simboli pontiani è il grattacielo Pirelli a Milano (1956-1961), una figura senza vizi, dove l’architettura razionale viene applicata in ambito industriale, coniugando essenzialità e leggerezza. Ponti amava il suo lavoro: documentava, catalogava, fotografava tutti i suoi progetti, ma non per lasciarli in una teca. L’archiviazione era per lui un utilissimo strumento di lavoro su cui poteva continuamente intervenire e grazie al quale oggi non si dimentica il suo perpetuo stile moderno e tradizionalista allo stesso tempo.
“Agli architetti dovrebbe essere riconosciuto un ruolo di grande rilievo. Gli ingegneri hanno, diciamo, dei problemi da risolvere; gli architetti hanno il problema della vita umana.”