Roma—The City of Cults: un mosaico vivo di rituali nascosti, storie segrete e devozioni che il tempo non riesce a cancellare

Roma—The City of Cults: un mosaico vivo di rituali nascosti, storie segrete e devozioni che il tempo non riesce a cancellare

2025.09.19 TRAVEL

Photography PAOLO DI LUCENTE

Testo di FILIPPO COSMELLI

Curato da IFEXPERIENCE

E oggi, cosa succede? Oggi che Roma ha l’aspetto di una metropoli confusa, il cui orizzonte è ancora dominato dalla cupola di San Pietro? La verità è che Roma continua a sprigionare una straordinaria vitalità spirituale.

Provate a immaginare il corteo che accompagnava Cleopatra quando arrivò a Roma esattamente 2073 anni fa. Doveva essere uno spettacolo così sfarzoso e bizzarro da far impallidire qualsiasi tentativo di replica: danzatori nudi, ventagli di struzzo, tamburi, incantatori con le braccia avvinghiate da decine di serpenti, e ancelle che spargevano ambra grigia da grandi vasi colorati. In mezzo al corteo spiccava un gruppo di strani sacerdoti con il corpo rasato fino alle sopracciglia, vestiti con lunghe tuniche di lino annodate alla vita e ricamate con fiori di loto. Vederli avanzare cantilenanti lungo la via trionfale doveva fare un certo effetto.

 

Eppure, non furono molti i romani a restare impressionati da quella strana apparizione. Già da tempo Roma si era abituata a convivere con i seguaci di Iside. Il culto della dea egiziana, che prometteva fertilità e resurrezione, era approdato in Italia da decenni, sussurrato di bocca in bocca dalle banchine del porto di Alessandria alle stive delle navi, fino ai salotti delle matrone, che insieme al nome di Iside imparavano a pronunciarne altri, sempre più esotici. Roma stava già diventando un caleidoscopio di culti diversi. D’altronde la tolleranza (anche religiosa) era per i romani una vocazione insita nei valori fondativi della città. Romolo stesso aveva istituito sul Campidoglio un asylum, cioè un rifugio per accogliere stranieri, esuli, schiavi fuggitivi e chiunque volesse rifarsi una vita. Questo non era solo un luogo fisico, ma anche un atto politico: sanciva il diritto d’asilo come fondamento della nuova società romana. L’idea era che chiunque avrebbe potuto diventare cittadino romano, non per nascita, ma per scelta. E nonostante le frange più conservatrici del senato avessero sempre osteggiato, e talvolta vietato, le pratiche religiose più anticonformiste (ne sanno qualcosa i cristiani dei primi secoli), la contaminazione fu inevitabile e incredibilmente prolifica.

Quando poi Roma divenne un impero, le cose si fecero ancora più complicate. Sotto la volta del Pantheon, tempio consacrato a tutte le divinità, ormai si radunavano fedeli provenienti da tre continenti. L’enorme cupola, con il suo oculo apertoverso il cielo, sembrava già suggerire alla folla sottostante un credo più cosmico e universale, che andava oltre le differenti rappresentazioni del divino. A due passi da lì, Iside aveva ormai il suo tempio, fitto di obelischi e sfingi, al cui centro svettava una fontana per abluzioni in bronzo, a forma di pigna: la stessa che oggi decora il celebre cortile in Vaticano. E intanto, lontano dalle folle variopinte e multietniche di Campo Marzio, nelle loro ville suburbane, i giovani rampolli delle famiglie più in vista si radunavano in basiliche sotterranee per celebrare gli insegnamenti di Pitagora, circondati da delicate figure di stucco che danzavano alla luce debole delle lucerne. Una di queste aule esiste ancora, nascosta sotto i binari appena fuori dalla stazione Termini. Entrandoci oggi, le vibrazioni dei treni che passano quattordici metri più in alto sembrano quasi l’eco di una sommessa preghiera. Ma torniamo al mondo antico. Al tramonto dell’Impero, la frenesia religiosa aveva ormai contaminato ogni strato della società: dalle stanze del palazzo sul Palatino, dove il giovane imperatore Eliogabalo convolava a nozze con due uomini e due donne contemporaneamente, secondo il rito del suo dio, alle gallerie sotterranee delle terme di Caracalla. Inoltrandovi lì sotto, tra le esalazioni dei forni e il fragore dei carri colmi di legna da ardere, avreste potuto distinguere le voci ipnotiche degli adepti di Mitra intonare antiche melodie persiane.

Sphinx located in Piazza del Popolo. © Rome, Capitoline Superintendency for Cultural Heritage.

Le feste religiose durante l’anno erano così numerose che i cristiani, una volta al potere, ebbero un gran da fare a cambiar loro nome. E se ancora nel V secolo, in piena apocalisse degli antichi dei, un giovane pagano di nome Simmaco poteva affermare davanti al senato che “ognuno è libero di cercare la verità a modo suo”, significa che un barlume dell’antica tolleranza ancora riusciva a sopravvivere. A prima vista si trattava delle ultime scintille: per più di un millennio, la monolitica religione cristiana avrebbe soffocato ogni anelito eretico. Ma sotto la coltre, a tratti asfissiante, dell’ortodossia cattolica, la città ha continuato a ribollire di sincretismo. Ad esempio, quando nell’alto Medioevo l’arrivo di papi orientali trasformò Roma in un presidio bizantino, per le strade in rovina della città si sentiva parlare greco, siriano e perfino diversi dialetti dell’Anatolia.

Nel suo Journal de voyage en Italie, Montaigne ci racconta un fatto curioso: nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina alcuni uomini avevano simulato matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ancora ben visibile è la cosiddetta Porta Alchemica, un curioso manufatto nascosto tra i giardini di piazza Vittorio Emanuele, che ci racconta storie di alchimisti e formule segrete, inquisizione ed elisir di lunga vita. Ma a guardar bene, Roma è costellata di luoghi legati all’alchimia, come quello del cardinale Del Monte: un piccolo scrigno nascosto all’interno di un casino di delizie, con il soffitto dipinto da Caravaggio. Oppure la misteriosa Sala Etrusca che il principe Torlonia fece realizzare sotto la sua villa sulla Nomentana, decorata come un antico sepolcro per ospitare rituali massonici. Impronte evidenti di una vocazione mai sopita. E a proposito di impronte: provate a guardare dall’alto il Roseto comunale dell’Aventino. Noterete subito la forma di una menorah ebraica, omaggio all’antico cimitero. E oggi, cosa succede? Oggi che Roma ha l’aspetto di una metropoli confusa, il cui orizzonte è ancora dominato dalla cupola di San Pietro? La verità è che Roma continua a sprigionare una straordinaria vitalità spirituale, che emerge faticosamente tra ostacoli burocratici e battaglie ideologiche. La Roma del nuovo millennio insegue la sua vocazione universale con la moschea disegnata da Paolo Portoghesi, la più grande d’Europa. Negli ultimi anni sono nati almeno sei templi buddhisti, diversi centri induisti e perfino un tempio taoista. Roma è, a tutt’oggi, la città con più fedi in Italia. Un fenomeno che potrebbe aiutarci a capire la sua vocazione futura.

Mosque of Rome.

Scopri la Travel story completa su Muse Issue 66.