Satoshi Kondo in conversazione con Jérôme Sans
Il brand vanta una lunga tradizione di dialogo con l’arte, il design e l’architettura. In che modo interpreti perso- nalmente questa eredità e come la porti avanti oggi?
Satoshi Nella mia pratica di progettazione e creazione, la curiosità è essenziale. È la curiosità a guidarmi lungo tutto il processo creativo, a partire dalla fase di ricerca preliminare. Come designer, traggo ispirazione da molteplici ambiti creativi, non limitandomi alla moda. L’esperienza maturata al fianco di Miyake mi ha inoltre insegnato a essere attento ai temi e ai movimenti della società nel suo insieme. Spesso inizio la mia ricerca osservando ambiti diversi dalla moda ed è proprio in questa fase che lascio spazio alla curiosità, seguendo ciò che mi attrae e mi emoziona. Successivamente, nel processo creativo di una collezione, traduco queste scoperte in capi d’abbigliamento, sia a livello concettuale sia estetico, affinché i vestiti trasmettano lo stesso senso di fascinazione ed emozione. Questo approccio è fondamentale per il design e la realizzazione della collezione donna di ISSEY MIYAKE: è un’eredità che mi è stata trasmessa e che, a mia volta, desidero tramandare alla prossima generazione.
Come definisci personalmente il confine—se esiste— tra il design di moda e l’arte?
Satoshi Penso che, per definizione, esista un confine tra i due ambiti, ma come designer non sento il bisogno di tracciarlo, né credo di essere nella posizione di farlo. Nella mia pratica sono piuttosto interessato a sfumare questi limiti, a esplorare lo “spazio intermedio”, alla ricerca di una bellezza che nasce dall’ambiguità—qualcosa di inedito, che non ho ancora visto. Progetto e realizzo abiti non con l’intento di creare opere d’arte, ma nel momento in cui indago ciò che si colloca tra il design di moda e l’arte, i capi che nascono possono talvolta evocare qualità affini a quelle di un’opera.
“Talvolta definisco il mio approccio “scultoreo”. La scultura assomiglia all’architettura perché si occupa di materiale, struttura, rapporti e proporzioni, ma su una scala più ridotta. Uso questa definizione per descrivere il mio modo di lavorare: generalmente inizio manipolando un pezzo di tessuto e modellandolo attorno a un manichino, osservando il rapporto tra a piece of cloth (il capo) e il corpo di chi lo indosserà.”
C’è un’opera, un movimento o un artista in particolare che ha influenzato la tua filosofia progettuale?
Satoshi Nutro un forte interesse per numerosi artisti provenienti da ambiti creativi differenti, ma finisco sempre per tornare alle opere di Yves Klein e Christo, che continuano a essere una fonte costante di ispirazione.
Quando inizi una nuova collezione, il tuo punto di partenza è una visione estetica, un concetto o una nuova tecnica?
Satoshi Di solito tutto nasce da un’idea, qualcosa di concettuale, istintivo e spesso spontaneo, che serve come fonte per una successiva ricerca più ampia.
Il lavoro di Issey Miyake è stato spesso descritto come architettonico. In che modo l’architettura influenza oggi il tuo modo di costruire i capi?
Satoshi Talvolta definisco il mio approccio “scultoreo”. La scultura assomiglia all’architettura perché si occupa di materiale, struttura, rapporti e proporzioni, ma su una scala più ridotta. Uso questa definizione per descrivere il mio modo di lavorare: generalmente inizio manipolando un pezzo di tessuto e modellandolo attorno a un manichino, osservando il rapporto tra a piece of cloth (il capo) e il corpo di chi lo indosserà. Grazie a questo modo di lavorare gestuale e spontaneo, la forma finale del capo spesso assume le qualità di una vera e propria scultura.
Come concepisci il rapporto tra il corpo, inteso come struttura viva, e l’abbigliamento, visto come ulteriore strato architettonico?
Satoshi Per me, il rapporto tra il corpo e l’abbigliamento—o, secondo la concezione di ISSEY MIYAKE, tra il corpo e a piece of cloth (il capo)—consiste nel porre il corpo umano al centro e creare spazio attorno ad esso. Il tessuto modellato sul corpo non è semplicemente una superficie scultorea; si presta a esprimere il Ma (lo spazio vuoto e intermedio). In questo senso, l’approccio ha qualcosa di architettonico: si tratta di progettare un intervallo (o una seconda pelle) in cui il corpo umano possa abitare. Questa estensione non è mai fissa: si muove con i movimenti di chi lo indossa. Ciò che trovo sempre affascinante è il momento in cui quello spazio si anima: ciò che sembrava statico diventa improvvisamente morbido e fluido.
“Ogni collezione nasce sotto un tema guida, e si può immaginare che l’insieme degli abiti rappresenti uno spettro di vestibilità, che varia in base a come ciascuna serie di capi viene concepita durante il processo creativo. Alcuni pezzi derivano direttamente dal concept della collezione e presentano un’estetica più scultorea, mentre altri sono sviluppati pensando alla quotidianità e al vivere di ogni giorno.”
Issey Miyake è celebre per le sue collaborazioni con artisti, architetti e designer. Come interpreti questo spirito interdisciplinare nel tuo lavoro?
Satoshi Collaborare con professionisti creativi di altre discipline ci permette di esplorare “regni sconosciuti” al di là della nostra pratica e conoscenza, dove possiamo apprendere nuove cose e scoprire nuovi valori. In un progetto collaborativo, ci lasciamo ispirare dalle prospettive e dagli approcci dei nostri partner rispetto all’obiettivo comune. Questo scambio è fondamentale nella nostra pratica di progettazione e creazione.
Cosa significa per te oggi il concetto di “design come pratica totale”, una delle caratteristiche distintive di Miyake?
Satoshi Riflettendo su ciò che ho imparato da Miyake, comprendo che il design è una pratica volta a arricchire la vita quotidiana attraverso una sensazione di leggerezza e facilità. Un prodotto non è semplicemente un oggetto che racchiude l’intento del suo creatore; ha una funzione al servizio di chi lo utilizza. Per questo motivo, la pratica del design dovrebbe essere meno egocentrica e più universale.
Pensi che in futuro il brand si evolverà verso un numero maggiore di collaborazioni con artisti o architetti?
Satoshi È difficile dirlo con certezza. Non decido in anticipo di fare “più di questo” o “meno di quello”. L’evoluzione del brand dipenderà naturalmente dalle nostre esplorazioni, che sono sempre guidate dalla curiosità.
Il brand è noto per la sperimentazione dei materiali. Qual è il tuo approccio all’innovazione, sei guidato dall’intuizione artistica o dalla ricerca tecnica?
Satoshi La perseveranza—l’impegno a esplorare, sperimentare e sviluppare—è fondamentale per scoprire nuove possibilità. L’innovazione non si manifesta dal nulla; è piuttosto il frutto di numerosi cicli di tentativi ed errori. Questo processo è organico: può partire tanto dall’intuizione artistica quanto dall’indagine tecnologica, ma è sempre guidato da un concetto radicale, se non addirittura filosofico. La curiosità è altrettanto essenziale. Interagendo con tutti i protagonisti del processo—membri del mio team di design, artigiani, tecnici e produttori—impariamo le procedure convenzionali. Mettendo in discussione queste norme, possiamo individuare aspetti o elementi, sia artistici sia tecnici, che possiedono il potenziale per nuovi sviluppi.
Leggi l’intervista completa sul numero di febbraio, Issue 67.