Le ombre scolpiscono l’eleganza, Anthony Vaccarello reimmagina l’anima di Saint Laurent in un balletto di tuxedo

Le ombre scolpiscono l’eleganza, Anthony Vaccarello reimmagina l’anima di Saint Laurent in un balletto di tuxedo

2026.03.04 MUSE FASHION

Di Benedetta de Martino

Il tailoring diventa architettura e la ripetizione un linguaggio nella collezione Saint Laurent Women’s Winter 26 di Anthony Vaccarello, con completi neri, pizzi e accessori scultorei che definiscono la donna contemporanea con forza e vulnerabilità.

At its most foundational, Saint Laurent torna ai propri codici primari: struttura, costruzione, disciplina. In questa collezione, Anthony Vaccarello sceglie di partire dall’ossatura stessa della Maison, facendo del tailoring la chiave di lettura dell’intero racconto. Il designer libera il completo sartoriale da ogni retorica del passato e lo proietta in una dimensione nuova, dove l’architettura del corpo si ispira a purezza e precisione.

 

Il concetto di ripetizione diventa il vero fulcro dell’indagine creativa. Ripetere per consolidare un’immagine, un’idea, un’identità. Non un’idea qualsiasi, ma l’idea di ciò che Vaccarello è oggi per Saint Laurent e di ciò che Saint Laurent continua a rappresentare. Look dopo look, la reiterazione serve a definire con chiarezza il linguaggio della Maison, scolpirlo nella mente e nello sguardo del pubblico. La sfilata si apre con un blocco compatto di completi neri, monopetto e doppiopetto, che evocano con discrezione la severità della fine degli anni Settanta e degli inizi degli Ottanta, ma restano profondamente contemporanei. Le silhouette sono modellate da una tensione emotiva che crea un dialogo silenzioso e fluido tra femminilità e mascolinità. Le spalle, fortemente strutturate e inclinate con decisione, scendono lungo la silhouette per poi ammorbidire la linea in vita, avvolgendola con grazia. È qui che si manifesta il senso di libertà dei completi di Vaccarello: una forza che non irrigidisce, ma accompagna.

“Ho iniziato a preparare i tuxedo per l’autunno 2026 consapevole di questo anniversario importante. E sebbene il passato continui a influenzarmi un po’, sento che è un dovere restare connesso alla storia di questa Maison, cercando al contempo di andare oltre la nostalgia e renderla contemporanea.”

– Anthony Vaccarello

Protagonista indiscusso è il tuxedo femminile, che ritorna più volte in passerella, scultoreo e audace. È impossibile non intravedere, in questa visione, l’eco della donna in smoking immortalata da Helmut Newton nella Parigi del 1975: un’immagine divenuta archetipo della donna Saint Laurent, profonda, misteriosa, provocatoria e priva di fronzoli. Allo stesso tempo, l’estetica cinematografica che attraversa la collezione si muove tra immobilità borghese e vulnerabilità urbana. La musa sembra avere il volto di Romy Schneider o quello delle eroine tormentate dei drammi di Tennessee Williams: donne segnate da un passato turbolento, ma sopravvissute, la cui fragilità diventa profondità e sensualità. La scena è immersa in una luce calda e soffusa, quasi teatrale. Il pizzo riflette i bagliori con delicatezza, mentre pellicce drammatiche amplificano il senso di una femminilità audace e libera. Anche qui ritorna il fil rouge della precisione: il pizzo viene costruito come fosse tessuto da tailoring, inserito nelle silhouette con rigore architettonico. Abiti sottili e aderenti dialogano con capispalla massicci e voluminosi, dai revers importanti. È un gioco di proporzioni che rivela la maestria di Vaccarello nel pensare il corpo come struttura, equilibrio, misura.

Gli accessori si impongono come sculture autonome: preziosi, irregolari, geometrici, talvolta perfettamente asimmetrici. I trench lucidi e trasparenti in silicone, memoria della stagione precedente, tornano in una versione più calibrata. Le vite sono alte, spesso segnate da cinture gioiello. E ancora, il tailoring: puro, scolpito, privo di eccessi, in un nero intenso e poroso che ricorda una maestosa architettura urbana. La palette è drammatica: neri profondi, marroni intensi, blu notturni; nei pizzi emergono sfumature più calde di ocra e viola. Le donne di Vaccarello hanno spalle ampie, giacche che conferiscono potere, ma sotto indossano abiti di pizzo sottili, vicini al corpo, a ricordare la loro vulnerabilità. Lo sguardo, intensificato dal trucco scuro, diventa penetrante; i capelli, tirati in chignon bassi con riga laterale, suggeriscono ordine e consapevolezza. È una donna forte proprio perché sa di poter essere fragile.

 

La sfilata si chiude sulle note drammatiche dei violini, come in una scena teatrale, mentre sullo sfondo si staglia la Tour Eiffel. Un promemoria: Saint Laurent appartiene a Parigi, e Parigi appartiene al suo mito. La scenografia modernissima in vetro, legno e pelle, essenziale e opulenta al tempo stesso, incornicia perfettamente questa narrazione. Al centro, una scultura raffigurante un busto antico—l’originale fu un tempo parte dell’appartamento di Yves Saint Laurent—riafferma l’origine di tutto. È lì che risiede la forza di un’identità quando è definita con precisione: Vaccarello ribadisce Saint Laurent, lo scolpisce, lo rende ancora una volta assoluto.