Alla base della collezione c’è una visione in cui l’estetica si fa linguaggio, l’esercizio di stile è l’azione nella quale si racchiude tutto il potere di questa collezione. Viviamo in un’epoca in cui il dialogo sembra perdere d’importanza, perciò Vaccarello propone la moda come uno spazio di connessione, dove le scelte stilistiche diventano un atto di resistenza e di unione. La protagonista dell’universo Saint Laurent è una figura cinematografica, una donna che è allo stesso tempo classica ed enigmatica. Si muove tra mondi contrastanti, incarnando una femminilità misteriosa e sicura di sé, sul finale anche romantica.
La collezione si svela gradualmente, come fosse divisa in tappe, ciascuna delle quali rappresenta una sfaccettatura diversa della donna Saint Laurent. La sfilata oscilla infatti tra momenti di durezza a intervalli di fragilità, accompagnati da sottofondi sonori che ne scandiscono il susseguirsi. In apertura, giacche di pelle dal taglio netto, rigorose gonne a matita e giubbotti da motociclista che trasmettono un senso di intrigante atmosfera notturna. Questa durezza cede poi il passo a gesti più leggeri: trench trasparenti in nylon impalpabile, abiti safari dal drappeggio fluido, e camicie in popeline di cotone ornate da fiocchi bassi, il gioco tra opacità e trasparenze prepara lo sguardo allo step successivo.
L’abbigliamento da sera introduce infine un senso di dramma più marcato. Abiti ispirati alla Belle Époque con maniche a sbuffo e volumi arricciati; qui Vaccarello dà sfogo ad un romanticismo eccessivo bilanciato da una moderata e contemporanea selezione dei tessuti e dei tagli. La palette cromatica della collezione, dominata da nero, bianco e tonalità neutre attenuate, consolida la precisione dell’estetica, spezzata soltanto da tocchi metallici lucenti o dalla corposità della pelle. Accessori e styling seguono questa linea stilistica: tacchi decisi e capelli raccolti con rigore, make-up essenziale, il tutto mirato a delineare una figura femminile insieme dominante e sfuggente. Ciò che distingue la collezione è la sua ampiezza narrativa: dalle silhouette urbane e decise che evocano le icone in armature di pelle degli anni ’80, fino ai rimandi storici ispirati all’eredità couture di Saint Laurent. Vaccarello dipinge una narrazione visiva fatta di contrasti audaci: principesse ricoperte di pelle nera alla Mapplethorpe, con gioielli da corona; donne forti e senza paura in silhouette Rive Gauche dai colori accesi e dai tessuti leggeri; discendenti immaginarie della Duchessa di Guermantes o della “Madame X” di Sargent che scambiano la seta con tessuti tecnici.
La moda è sia espressione visiva che simbolica. La bellezza in questo caso non è un ideale unico, ma una pluralità, un ventaglio di estetiche ed immaginari che, se pur riconducibili a mondi distanti, arrivano forti e chiare al pubblico, producendo nella sua mente uno stile definito. La collezione SS26 di Anthony Vaccarello è un’argomentazione attraverso la quale la Maison propone una propria visione riguardo al modo di fare abiti.