Kevin Bacon in conversazione con Alexis Maida
La conversazione che ho avuto con Kevin Bacon, è stata una delle più naturali e affabili tra tutte le interviste che ho condotto per questa rivista. Sarebbe difficile trovare una persona più piacevole e con i piedi per terra. Il fatto che sia un attore famoso non sembra contare molto. Ecco cosa quest’uomo aveva da dire:
A che punto credi di aver capito di voler fare l’attore?
KB Da bambino, sapevo di voler diventare ricco e famoso; questa era l’unica cosa chiara. Avevo quindici anni quando ho fatto le mie prime apparizioni nei teatri di Filadelfia. È stato allora che ho capito che era un mestiere. In quel momento ho capito che quello era un posto dove si poteva esplorare il lato bello e il lato oscuro della propria mente. È stato molto terapeutico, sebbene a quell’età non avessi idea di cosa fosse una terapia. Ho avuto modo di conoscere la tristezza, il divertimento e tutto quel genere di cose di cui ancora non avevo esperienza. Inoltre, frequentavo corsi di recitazione e pensavo “È veramente spaventoso ma al tempo stesso davvero incredibile.” Mi sono detto, “Ok, è questo! Farò l’attore”. E sebbene il pensiero della fama fosse ancora lì, non era più la spinta principale. Quando sono arrivato a New York avevo diciassette anni ed ero estremamente concentrato sul mestiere, sullo studio e sull’ottenere miglioramenti.
“Ho deciso di diventare un attore perché volevo sperimentare quanti più ruoli possibili. Volevo mettermi nei panni di uomini diversi. Per me è questo che significa essere un attore. Era questa la mia idea: un giorno sei ricco, il giorno dopo sei povero; un giorno vieni dal Sud, quello dopo dal Nord-Est; un giorno sei intelligente e quello dopo sei stupido e, sai, a volte hai i capelli lunghi, a volte li hai corti.”
Non sei sempre stato il protagonista. È stato positivo avere la possibilità di immergersi in una così grande varietà di personaggi?
KB Ho deciso di fare l’attore perché volevo interpretare più personaggi possibili. Volevo provare a vestire i panni di uomini diversi. Per me, questo è un attore. È solamente una mia idea ma un giorno sei ricco, un altro giorno sei povero, un giorno vengo dal sud, il giorno seguente dal nord est, un giorno sono astuto e poi stupido, e sai, i miei capelli sono lunghi e subito dopo corti. Devo ammettere che un’ esperienza del genere è una vera sfida ed è anche qualcosa che non do mai per scontato. È qualcosa per cui ho dovuto lottare molto. Fondamentalmente la gente vuole che tu faccia la stessa cosa che hai sempre fatto e i casting sono spesso molto chiusi. La gente è spaventata all’idea di dare ad un attore l’opportunità di fare qualcosa che non ha già visto. Per esempio come quando qualcuno è molto bravo a fare commedie. Ci sono quegli attori che sono estremamente divertenti e i film dove loro sono divertenti sono quelli che poi hanno successo. È difficile per un attore uscire da questa situazione. La stessa cosa vale per quelli che interpretano molto bene il ruolo del gangster. Ci vuole fegato a dire, “Penso di volergli far interpretare il ruolo dello scienziato”. Questi stereotipi sono difficili da abbattere. Sono molto felice quando penso a tutti i ruoli che ho interpretato. Sono vari, sono personaggi diversi, tutti con vite diverse. Su una cosa mi sono deciso molto presto: avrei accettato ruoli interessanti, ma l’importanza della parte e i soldi che avrei ricevuto insieme con il budget del film, non avrebbero inciso sulla scelta. Naturalmente, voglio fare soldi e desidero avere una bella parte. Ma, se c’è una parte che voglio davvero recitare e non è da protagonista, la faccio. A dire il vero è molto interessante dato che nella serie televisiva [‘The Following’] interpreto lo stesso ruolo per molto tempo. È naturale per le persone che guardano la serie pensare che tu sia quel personaggio. Anche se non ho nulla in programma in questo momento, quando la serie sarà finita ho in piano di interpretare personaggi diversi per dimostrare al pubblico che non sono il personaggio della serie. Se farò un film dopo questa serie, non interpreterò un agente dell’FBI. Ovviamente, ora dico questo, ma non si sa mai. [Risate] Magari l’agente dell’FBI non ha le stesse motivazioni e la stessa storia.
“Quegli stereotipi sono difficili da superare. Mi sento estremamente grato quando guardo ai ruoli che mi vengono proposti: sono vari e raccontano persone diverse, provenienti da contesti di vita differenti.”
Le persone guardano la TV come mai prima d’ora e sono sempre più ossessionate da queste serie drammatiche. Come è stato per te passare dal cinema alla televisione?
KB Penso di essere entrato nel business nel momento in cui sembrava fosse obbligatorio decidere se essere un attore televisivo o cinematografico. C’era una sorta di snobismo nei confronti degli attori televisivi. Ho cominciato con le soap opera; poi mi sono detto che non sarei più tornato in TV e che avrei recitato solamente in teatro e sul grande schermo. Ero un vero snob a riguardo. Poi mia moglie ha iniziato a recitare in “The Closer” e ho visto quanto le piaceva fare quella serie. In sette anni è riuscita realmente ad esplorare ogni lato di quel personaggio. E anche io in quel periodo, come tutti noi, stavo diventando un eccellente consumatore di televisione. E ho iniziato a guardare i Soprano, The Wire, Dexter, Breaking Bad e The Killing. E tutto ad un tratto ho iniziato ad entrare in questo mondo meraviglioso, ho cominciato a parlarne con gli amici e guardare serie fino allo stordimento. Ho iniziato a vedere in questo fenomeno l’età d’oro della televisione e ho pensato “merda! anche io voglio farne parte!” Così ora la gente dice: “non è grandioso avere un lavoro stabile?”. In primo luogo, non è un lavoro stabile. Il mondo della televisione è incredibilmente spietato. In qualsiasi momento potresti ritrovarti come uno che non fa salire l’audience e si libererebbero di te. Io non la vedo affatto in questo modo. In secondo luogo questo non è il lato che mi interessa. Così ho dato un’occhiata alla mia vita e al mondo del cinema, e ho visto che il mondo del cinema si stava chiudendo molto. Sempre meno film prodotti con budget che vanno da produzioni di 1 milione di dollari a produzioni di 100 milioni di dollari. E non sembra esserci una via di mezzo. Così, anche se inizialmente ero riluttante, infine ho chiamato il mio agente e gli ho detto “Ok, penso di essere pronto a scendere in campo nel mondo della televisione”. Prima di quel momento non mi avrebbero mai proposto una serie televisiva, perché sapevano che mi sarei sentito offeso. Il che è pazzesco! [Risate] Oggigiorno è pazzesco pensarla così.
Leggi l’intervista completa su Muse Magazine, Issue 37.