Il mondo riflesso negli occhi di Martin Parr: caos, eccessi e ironia sottile tra le abitudini che definiscono le nostre vite

Il mondo riflesso negli occhi di Martin Parr: caos, eccessi e ironia sottile tra le abitudini che definiscono le nostre vite

2026.01.15 PHOTOGRAPHY

Testo Benedetta de Martino

Nella mostra Global Warning alla Galleria Jeu De Paume di Parigi, Parr esplora con ironia e precisione spiagge affollate, centri commerciali e turisti globali, rivelando le contraddizioni del tempo libero e del consumismo moderno senza moralismi.

Martin Parr. Global Warning
Jeu de Paume, Paris
From January 30, 2026 until May 24, 2026

 

Guardare oggi una fotografia di Martin Parr significa fare i conti con qualcosa che ci riguarda molto più da vicino di quanto vorremmo ammettere. La mostra dedicata al suo lavoro è un attraversamento lucido, si potrebbe dire quasi scomodo, di oltre cinquant’anni di immagini che hanno raccontato come siamo diventati ciò che siamo. Parr non ha mai inseguito l’evento eccezionale: ha costruito, piuttosto, una raccolta ostinata del quotidiano, convinto che sia lì, nelle abitudini più piccole, che si nascondano le contraddizioni più profonde. Il disordine che attraversa le sue immagini non è quello spettacolare delle crisi o delle catastrofi, è quasi facile sorprendere in quel modo, ma invece no, Parr restituisce un caos diffuso, normalizzato. È il disordine di un mondo che funziona esattamente come è stato progettato. Dalle prime serie in bianco e nero realizzate tra Inghilterra e Irlanda alla svolta cromatica che lo renderà per sempre riconoscibile. Parr ha mantenuto uno sguardo coerente: diretto, ravvicinato, mai neutro. La sua fotografia è sempre un corpo a corpo con il soggetto.

Las Vegas, Nevada, United States, 2000. OPENING IMAGE: Salford, England, 1986.

“Creo un intrattenimento che racchiude un messaggio serio, se si vuole leggerlo, ma non cerco di convincere nessuno: mostro semplicemente ciò che le persone pensano già di sapere.”

-Martin Parr

Potremmo iniziare a suddividere la produzione fotografica di Parr in discorsi tematici, che poi è quello che avviene nell’esposizione alla Galleria Jeu De Paume di Parigi. Il tempo libero, ad esempio, è uno dei territori privilegiati di Parr. Spiagge, parchi, attrazioni turistiche diventano luoghi in cui il paesaggio naturale viene piegato alle esigenze del divertimento. Sabbia, plastica, pelle arrossata dal sole, cibo, rifiuti: tutto convive. Non c’è giudizio esplicito, ma una sequenza di immagini che mette in crisi l’idea stessa di svago come noi tutti lo immaginiamo. I colori sono intensi, vibranti e positivi, ma le sensazioni restituite ci fanno quasi pensare che quel che vediamo non lo è. Parr ci dice che sono tante le contraddizioni e tante le esagerazioni nel modo in cui la società moderna vive il suo “momento di svago”. Il consumismo, altro tema centrale, appare come una forza pervasiva che attraversa classi sociali e geografie. Nei suoi scatti, supermercati e centri commerciali assumono una dimensione quasi rituale. Gli oggetti sono accumulati, desiderati, esibiti. L’umano sembra essere una comparsa. Parr osserva questo mondo con un umorismo unico nel suo genere. Le sue fotografie fanno sorridere, ma è un sorriso che dura poco, perché lascia subito il posto a una sensazione di riconoscimento: siamo dentro quelle immagini, non davanti, e tutte quelle cose le facciamo anche noi.

Dorset, England, 2022.
Cozumel, Mexico, 2002.
Kleine Scheidegg, Switzerland, 1994.
USA. New York, 1999.
Benidorm, Spain, 1997.

Il turismo è forse il soggetto che meglio sintetizza la visione di Parr. Da oltre quarant’anni fotografa il turista globale, riprendendone i comportamenti ripetuti e standardizzati in contesti molto diversi tra loro. Monumenti, spiagge, città storiche diventano sfondi intercambiabili per le stesse azioni: guardare, fotografare, consumare, ripartire. È una critica al modo in cui ormai si “visita”: non c’è scoperta e non non c’è curiosità, lo spirito del viaggio è completamente annullato. In questo contesto, emergono anche gli squilibri economici e ambientali, così come le fratture tra Nord e Sud del mondo. Parr costruisce il suo discorso per accumulo, lasciando che siano le somiglianze a parlare. Arrivando ai tempi più recenti, le ultime serie introducono il tema delle dipendenze tecnologiche. Parr fotografa persone assorte negli schermi, isolate pur essendo circondate. C’è la constatazione che il presente è fatto anche di queste posture, di questi gesti automatici.

ITALY. Venice. A tourist takes a picture while pigeons surround her. 2005.

“Stiamo andando verso la catastrofe, ma lo facciamo tutti insieme. Nessuno oserà vietare l’uso dell’auto o i viaggi in aereo.”

-Martin Parr

Ciò che rende il lavoro di Parr ancora attuale è la sua posizione dichiaratamente non morale. Il fotografo sa benissimo di essere lui stesso vittima dei meccanismi culturali e sociali che documenta, fa parte dello stesso mondo e di conseguenza ne condivide le stesse contraddizioni. Ciò che inizialmente poteva sembrare leggero o addirittura giocoso rivela oggi una gravità sottile, da questo Global Warning. La sua fotografia si inserisce in una tradizione di humour critico, tipicamente britannico. Parr chiede allo spettatore di guardare con attenzione, di accettare il disagio che nasce dal riconoscersi in ciò che vede. Perché nelle sue fotografie il messaggio non è mai immediato: emerge lentamente, quando diventa chiaro che quello che stiamo osservando non è un mondo lontano, ma il nostro, così com’è.

 

Per maggiori informazioni Jeudepaume.org.