In Gucci

In Gucci "La Famiglia" il guardaroba diventa scena di una famiglia immaginaria e storie condivise

2026.01.14 MUSE FASHION

Testo MUSE

La prima sensazione è di riconoscimento, non di sorpresa, proprio come il rientro a casa dopo un lungo viaggio. La Famiglia mette insieme volti, gesti e abiti che sembrano conoscersi da sempre, come se Gucci avesse deciso di raccontarsi partendo da un’intimità condivisa più che da un’idea di novità.

Guardando La Famiglia, viene naturale pensare a quelle famiglie imperfette in cui ogni carattere è diverso, ma il linguaggio alla fine resta comune e, nonostante tutto, ci si vuole bene per davvero. Qui la moda non unisce per somiglianza, ma per attitudine. Gucci mette in scena un sistema di relazioni, tensioni, desideri, proprio come in un romanzo che tratta dei rapporti travagliati e passionali nelle famiglie italiane di un tempo. La Famiglia è il titolo, ma anche la chiave di lettura di un momento di passaggio cruciale per la storia della Maison. Con questa collezione, Demna inizia a far intravedere il perimetro della sua visione, ancora prima di dichiararla apertamente. È un lavoro di scavo e di accumulo emotivo. E si sente. Fotografata dalla celebre Catherine Opie, la campagna costruisce un ritratto corale che non cerca l’armonia, piuttosto la coesistenza. Ogni figura sembra portare con sé un carattere preciso, quasi un ruolo teatrale e caricaturale, ma senza mai scivolare nel costume. Qui la moda serve a distinguere. A raccontare identità che si sfiorano, si osservano, a volte si scontrano. È una famiglia allargata, disfunzionale, intensamente viva. Ed è proprio lì che Gucci ritrova una forma di verità.

 

Demna gioca con il corpo tornando a modellare silhouette asciutte e precise: giacche che avvolgono la figura, camicie aderenti, completi che sembrano cuciti su chi li indossa. Non ci sono più eccessi volumetrici, l’oversize è messo da parte per fare spazio a un’eleganza calibrata: dai mule in pelle portati con il tallone libero ai mocassini affusolati, comunica leggerezza e sicurezza. Le stampe storiche si intrecciano con riferimenti agli anni 2000, dai jeans a vita bassa ai sandali maschili reinterpretati, mentre la logomania appare come un richiamo discreto della tradizione Gucci. Ogni capo sembra racchiudere un piccolo racconto: la Sciura con il collo di pelliccia, la Ragazza in minigonna, la Bomba con la camicia sbottonata, tutti personaggi che coesistono in un guardaroba che è insieme nostalgico e contemporaneo.

“Fin dall’inizio, ho plasmato la collezione immaginando una costellazione di personaggi, chiedendomi cosa significhi per me Gucci, dal suo archivio alle molte identità che incarna. Ho creato una famiglia immaginaria per raccontare la storia, ciascun personaggio porta con sé un frammento della narrazione più ampia.”

-Demna Gvasalia

I codici storici della Maison vengono accostati e stratificati, proprio come farebbe un regista alle prese con un vasto archivio visivo. Li rende nervosi, sensuali, imprevedibili. Sembra quasi che il designer si stia divertendo a rielaborare i cliché dei personaggi italiani più iconici del cinema e della letteratura, trasformandoli in archetipi contemporanei. C’è un’Italia che affiora, ma non come in una cartolina plastificata. Un paese di caratteri forti, di gesti istintivi, di eleganza di un tempo passato che non ha bisogno di essere spiegata. La sprezzatura qui non è un concetto estetico, è un’attitudine fisica: un tallone schiacciato, un cappotto indossato come un’armatura emotiva, un completo sartoriale indossato con fare quasi immortale. L’atmosfera sonora è inconfondibile: si percepisce la leggerezza e il brio dell’Italia di Fred Buscaglione, con il suo Guarda che luna che accompagna i gesti dei personaggi, le pose, il movimento del cappotto rosso dell’Incazzata.

I personaggi non posano: occupano lo spazio. Il guardaroba diventa una seconda pelle che amplifica il temperamento di chi lo indossa. C’è chi domina la scena senza sforzo, chi preferisce muoversi ai margini con un fare silenzioso, chi usa il colore come dichiarazione di intenti. Tutto contribuisce a costruire una grammatica comune fatta di riconoscimenti sottili, dettagli iconici nei quali è facile riconoscere la firma di Demna.

 

In La Famiglia, Gucci sembra voler comunicare un messaggio molto chiaro: l’identità non è mai singolare. È il risultato di contraddizioni, di memorie condivise e stratificate, di desideri individuali che trovano una forma collettiva. È l’inizio di qualcosa che sta prendendo forma lentamente, ma con decisione. E guardando queste immagini, si ha la sensazione netta che il racconto più interessante debba ancora arrivare.

 

Per maggiori informazioni Gucci.com.