Potere condiviso e femminilità audace: la visione di Fendi di una sorellanza moderna in passerella

Potere condiviso e femminilità audace: la visione di Fendi di una sorellanza moderna in passerella

2026.02.26 MUSE FASHION

By  Benedetta de Martino

Dai colletti bianchi scolpiti alle iconiche Baguette, attraversando gli esperimenti linguistici radicali di Bentivoglio e SAGG Napoli, la collezione d’esordio da Fendi di Maria Grazia Chiuri trasforma la moda in un dialogo di desiderio, movimento e forza collettiva, dove l’individualità convive armoniosamente con l’appartenenza.

In passerella da Fendi sfila un’idea precisa di potere condiviso, che pesa di più. Il debutto di Maria Grazia Chiuri alla guida creativa della Maison romana pone al centro il legame. “Less I, More Us” campeggia come un codice, ma il messaggio non resta semplicemente stampato sui capi o scritto lungo la passerella che i modelli calpestano: si indossa, che è diverso. Il riferimento alle cinque sorelle che hanno costruito l’identità del marchio, Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, è tutt’altro che ornamentale. La sciarpa “5 SISTERS” è infatti un colpo d’occhio immediato: la moda che prende in prestito il linguaggio della tifoseria per parlare elegantemente di sorellanza. La femminilità che emerge è netta, quasi grafica.

 

I pizzi non addolciscono e non sono decorazioni romantiche, incidono. I ricorrenti colletti bianchi si liberano dalla camicia e diventano accessori indipendenti, presenze autonome che illuminano i look con un bianco ottico tagliente. Un gesto che dialoga con la memoria estetica di Karl Lagerfeld, ma la spinge altrove; e poi ancora tagli affilati, costruzioni asimmetriche, geometrie che spezzano la prevedibilità. Nulla è statico. Gli abiti seguono il ritmo del passo, le pellicce, centrali nella collezione, non appesantiscono. È una collezione che respira, che sembra pensata per attraversare la città e non per restare intrappolata in un’immagine. Anche quando i volumi si fanno importanti, restano mobili.

“Probabilmente non sono una brava venditrice! Ma sintetizzo la mia visione per Fendi in questo show. Nella silhouette. Negli accessori. Nelle scarpe… È importante definire la silhouette di Fendi. E, davvero, quella è la silhouette del cappotto.”

– Maria Grazia Chiuri

Le borse sono dichiaratamente protagoniste. La Fendi Baguette si moltiplica in versioni morbide o strutturate, animalier o gioiello, fino ad apparire in coppia nello stesso look, ma mai in modo eccessivo o sfarzoso. Accanto, nuove tote bag con logo ampliano il repertorio quotidiano. Oggetti pensati per accompagnare ogni momento, capaci di intercettare gusti diversi senza perdere identità. La palette scorre tra marroni intensi, neri profondi e panna avvolgenti. I colletti bianchi creano contrasti luminosi, mentre il denim introduce un’eco western inaspettata. Animali, pellicce e piume si intrecciano a verdi militari; le tute con zip asimmetriche evocano un’estetica industriale, quasi da officina creativa. Utilità e sensualità convivono, senza gerarchie. Il lavoro sui materiali è chirurgico: ritagli di tessuti e pelli ricuciti insieme, come in un collage. La pelle è accostata a pellicce, la tela incontra tessuti ricchi e intarsiati. Il pizzo, elemento chiave nel linguaggio di Chiuri, torna in versioni non convenzionali, lasciando intravedere il corpo in un gioco di trasparenze calibrate.

Poi arriva la sera e tutto si intensifica. Abiti scintillanti, frange sottilissime che quasi volano a ogni movimento, rossi caldi che incendiano la passerella. Revers in velluto evocano un’eleganza senza tempo; gonne di tulle su culotte, colletti trasformati in collier di piume o dettagli in pizzo prezioso costruiscono silhouette teatrali, sofisticate.

 

La parola, in questo racconto, è materia tanto quanto il tessuto. Grazie alla collaborazione con SAGG Napoli e Mirella Bentivoglio, il linguaggio è una fondamenta della collezione. L’appartenenza non è uno stato fisso, è dinamica e si costruisce nel dialogo, si rinnova nel confronto con l’esterno. E allora la domanda resta sospesa, ma emerge dalla superficie di ogni look: sappiamo ancora fare spazio all’altro? Continuiamo a celebrare l’io come marchio e, andando controcorrente, questa collezione suggerisce che la vera modernità sta nel condividere il peso e la visione. Non un passo indietro. Un passo insieme. Rimettere al centro il corpo, il desiderio e la responsabilità condivisa. In questo orizzonte si inserisce la lezione radicale di Mirella Bentivoglio, che ha scardinato il linguaggio per mostrarne le crepe, trasformando parole e lettere in oggetti vivi, ambigui, politici. La collaborazione con Fendi traduce quella ricerca in gioielli e abiti pensanti. Anche l’intervento di SAGG Napoli insiste su un’idea di sorellanza radicata ma non immobile, leale ma non obbediente. Ne emerge una visione esigente e attuale.