A tutta velocità, senza protezioni, siamo entrati nell’inverno di Dsquared2. La sfilata Fall/Winter 2026 segna una frattura per il brand, un momento di riallineamento profondo tra identità e visione, qualcosa sta cambiando. Dean e Dan Caten scelgono il gelo, la montagna e l’adrenalina come territorio simbolico per rimettere a fuoco il linguaggio del brand, liberandolo da qualsiasi compiacimento e caricandolo di una nuova urgenza. Dsquared2 affronta questo passaggio in un modo dichiaratamente teatrale e questo, forse, non ci stupisce: lo spettacolo è in perfetto stile quando si parla di D2. Un racconto costruito come un’ascesa—e una discesa—proprio come suggeriscono le scale ghiacciate che percorrono i modelli in passerella. La collezione sembra nascere da una necessità precisa: tornare all’essenza per poter guardare avanti. L’inverno 2026 diventa così una corsa su una pista ghiacciata, dove l’equilibrio è instabile.
Il richiamo alle radici canadesi dei fondatori non ha nulla di illustrativo. La montagna non è uno sfondo, bensì un mezzo narrativo. È il luogo della resistenza, della sfida fisica, della disciplina sportiva portata al limite. Qui, però, lo sport non è puro nel modo in cui viene raccontato: viene infatti contaminato da codici subculturali, da un’estetica da performance urbana e da una sensualità ostinata che attraversa l’intera collezione. Il freddo è un alleato, non un ostacolo, un mezzo per scolpire le silhouette e amplificare il carattere. L’atmosfera è densa fin dai primi look. I modelli sembrano emergere da una nebbia lattiginosa simili a figure mitologiche, atleti ed eroi temprati dal ghiaccio. La colonna sonora, costruita attraverso tecnologie di intelligenza artificiale, accompagna questo immaginario. L’uomo Dsquared2 è volutamente eccessivo, ingombrante, impossibile da ignorare. Indossa maglie da hockey come simboli di appartenenza, stratificate su tute da sci e completi oversize che sfidano le proporzioni tradizionali. I volumi sono spinti al limite: piumini giganteschi, parka monumentali, gilet imbottiti che trasformano il corpo in una scultura mobile. Eppure, sotto questa corazza, il corpo viene quasi sempre rivelato. Petti nudi, maglie aderenti, pantaloni che seguono la linea delle gambe, tutto urla pura celebrazione del corpo atletico. Catturano subito l’attenzione gli accenti agli anni Settanta: dai set in maglia da après-ski ai pantaloni svasati in pelle. Il denim, da sempre elemento centrale del vocabolario Dsquared2, qui si arricchisce con nuovi dettagli, come per dare l’effetto di riflessi ghiacciati sulla tela, e poi ovviamente ricami, paillettes e interni in shearling. Questo lavoro sul denim è rilevante per il brand: un materiale iconico che si adatta a un contesto estremo senza perdere la sua carica erotica.
Anche quando il racconto si sposta verso un immaginario più cozy con pellicce voluminose e teddy jacket—la sensualità non viene mai abbandonata. I corpi maschili sfidano il clima, come se il freddo fosse parte integrante dell’atteggiamento. Gli stivali massicci, dalle punte squadrate e dai dettagli tecnici, ripresi dagli scomodissimi scarponi da sci, radicano questi personaggi a terra, rendendoli pronti tanto alla montagna quanto alla città. Le donne occupano la scena con la stessa intensità dell’uomo, se non di più. Corrono sulla stessa pista, ma a velocità ancora maggiore. I loro look sono audaci, lucidi, quasi extraterrestri. I piumini si trasformano in miniabiti corsettati, le giacche ispirate all’hockey si accorciano talmente tanto da diventare armature sensuali, i bustier scolpiti si abbinano a leggings e stivali con zeppa che sembrano progettati per un futuro distopico. C’è una forte influenza cyberpunk che attraversa l’intero guardaroba femminile: latex che modella il corpo come una seconda pelle, nylon che scivola sulle spalle, accessori che sembrano usciti da un mondo dove sport, moda e tecnologia non hanno più confini.
Nei momenti in cui il glamour diventa più leggibile, come in un bomber off-shoulder con colletto in pelliccia o in un cappello furry oversize, resta comunque una percezione di pericolo controllato, irresistibilmente sexy agli occhi del duo canadese. Gli occhiali #D2speed, nati dalla collaborazione con Carrera, funzionano come sintesi visiva di questa visione. Sportivi, sì, ma anche performativi, quasi scenici. Alla fine della sfilata, ciò che resta non è l’immagine rassicurante di un brand che celebra sé stesso, ma quella di una Maison che sceglie di esporsi. Dsquared2 Fall/Winter 2026 non cerca consenso immediato né eleganza convenzionale. È fredda, veloce, a tratti brutale. Ma è proprio in questa corsa senza freni che ritrova la sua forza più autentica. Una discesa rischiosa, certo. Ma impossibile da ignorare.