Nel 1949, il poeta Jean Cocteau, incontrò Francine Weisweiller, durante il servizio fotografico per il film Enfants Terribles, dedicato al suo famoso romanzo. Nicole Stéphane (Nicole de Rothschild), protagonista del film e cugina di Alec Weisweiller presentò il poeta a Francine. Nella Primavera del 1950, dopo il montaggio del film Enfants Terribles, Francine Weisweiller invitò Cocteau a trascorrere una settimana di vacanza nella sua villa a St. Jean Cap Ferrat.
La villa Santo Sospir venne costruita dopo la guerra e acquistata da Alec e Francine nel 1946. Utilizzata come dimora per le vacanze, le pareti della villa rimasero per lungo tempo immacolate, fino al soggiorno di Cocteau. Pochi giorni dopo l’arrivo disse: “Sono stanco di questo ozio, qui io appassisco…”. Così chiese a Francine di poter dipingere sulla parete sopra il camino in soggiorno la testa di Apollo.
Millimetro dopo millimetro, disegnò per tutte le pareti della villa, tanto che Matisse gli disse: “Quando tu decori una parete, è come se dipingessi gli altri”. Ed era vero. Cocteau raccontò di come Picasso aprì e chiuse tutte le porte della casa: “Così non rimase che dipingere sulle porte: questo è quello che ho provato a fare, ma le porte aprono stanze e le stanze hanno pareti e se le porte sono dipinte, le pareti sembrano spoglie…”
Non ho dovuto vestire le pareti; ho dovuto dipingere sulla loro pelle, questo è il motivo per cui ho trattato gli affreschi, con pochi colori che accentuano i disegni. Santo Sospir è una villa tatuata.
I suoi iconici dipinti vengono definiti in tempera: dopo il carboncino, il poeta li rafforzò con i colori. Molti dei suoi affreschi, dedicati alla mitologia greca, alludono alla Riviera francese, basti pensare ai pescatori di Villefranche e le loro reti, il riccio di mare e la Fougasse (la tipica focaccia di Nizza). Due anni dopo il completamento dei dipinti sulle pareti della villa, Cocteau cominciò a concentrarsi sui soffitti, trovandoli molto spogli, li dipinse con pastelli dai toni tenui. Realizzò due mosaici: uno all’ingresso raffigurante due facce e un serpente, l’altro sulla sinistra, la testa di Orfeo. Cocteau trascorse diverso tempo presso la villa di Saint-Jean-Cap-Ferrat e le sue parole ancora riecheggiano nella mente di coloro che osservano queste intense pareti: “Io divento queste pareti che parlano di me”.