La collezione Dior Autunno Inverno 2026-27 di Jonathan Anderson mette in scena una donna romantica e moderna, una moda per tutti, senza distinzione

La collezione Dior Autunno Inverno 2026-27 di Jonathan Anderson mette in scena una donna romantica e moderna, una moda per tutti, senza distinzione

2026.03.04 MUSE FASHION

Di Lucrezia Sgualdino

La psicologia delle persone sta alla base della ricerca stilistica di Jonathan Anderson, la moda è presentata come rivisitazione di un qualcosa che è stato essenziale e funzionale, e allo stesso tempo diventa un racconto di riflessione e solitudine.

La collezione donna di Dior per il prossimo Autunno Inverno riparte dai Jardin des Tuileries. Così come l’invito dello show, con due piccole miniature delle sedie verdi che sono presenti in tutti i parchi pubblici di Parigi. Sono state introdotte per la prima volta nel 1923, e sono diventate un simbolo iconico di questi luoghi. Sono oggetti che rimandano esattamente agli spazi verdi parigini, racchiudono in loro tanti significati, sono punto di aggregazione e condivisione, ma anche di solitudine e riflessione personale. Sono per tutti, senza limiti o gerarchie, sono universali. Questi elementi hanno fatto riflettere Jonathan Anderson sulla psicologia degli individui, sull’idea di vestirsi per uscire, per incontrare persone o anche solo per trovare del tempo per sé.

 

I Jardin des Tuileries sono anche il luogo storico in cui Dior ha sfilato, per il direttore creativo Parigi è questo: la scoperta e l’ammirazione di una città grandiosa e composta, il girovagare tra vicoli e parchi della città alla ricerca di angoli nascosti e sguardi ordinati. La passeggiata nel parco è un momento intenso, di contatto con la natura, di libertà dei pensieri, di osservazione dell’altro. 

La collezione è studiata nei minimi dettagli, il romanticismo si fa moderno, i movimenti e la dinamicità dei tessuti e dei tagli degli abiti sono a contrasto, le lunghezze e i volumi esagerati si contrappongono a linee più corte ed essenziali. Le rouches arricchiscono gonne e abiti, ma anche la rivisitazione della nuova Bar Jacket: impreziosita da una sorta di crinolina di pizzo che crea un effetto voluminoso nel taglio della giacca. Le linee dell’intero défilé sono morbide, pensate per una donna leggera e spontanea, non costruita. Le applicazioni preziose rendono le lavorazioni ancora più incredibili: le piume, gli strass, i piccoli brillanti incastonati nel tessuto, i grandi fiori applicati. Poi vi sono i pattern: lucidi jacquard e broccati eccezionali al fianco di pennellate astratte di colore, piccoli quadretti dai toni caldi ispirati al pied-de-poule e importanti dettagli in pizzo. Il formale e l’informale si mescolano, l’uno si destruttura lentamente nell’altro, gli elementi del passato si fondono ad una contemporaneità audace. Tra i tessuti la presenza di rasi e chiffon è importante, così come dello shearling nei lunghi cappotti con profondi scolli e revers a contrasto, la maglieria viene lavorata con tecniche artigiane uniche insieme a lanifici veneziani da permettere espressioni artistiche e visive ricche e incontrastate, la ciniglia compatta è lavorata a maglia con paillettes brillanti. La scelta della palette è ampia, dal grigio e bianco del primo look si espande al verde e al marrone, per poi fondersi nel beige e nel giallo, e ritornare alla profondità elegante di nero e blu notte. 

La moda di Jonathan Anderson sembra ogni volta sempre più spontanea, naturale, elegante, e definita senza apparente fatica. Tutto è chic e curato, niente è costruito. Così come lo spazio ricreato per il défilé: una struttura ottagonale metallica di colore verde che si alza intorno al Grand Bassin cosparso di ninfee artificiali. Tutto riflette l’animo umano nel profondo, costruito da tante sfaccettature differenti, ma proprio per questo ricco e unico, diverso, sensazionale. Un fascino spontaneo, non artificiale, e un omaggio al patrimonio parigino.

 

Lo spettatore è stato accompagnato al parco per una passeggiata intima in una calda giornata autunnale, tra raffinatezza e semplicità combinata. A guidare questa direzione sicuramente il forte legame con la natura e con le femmes fleur di Dior, un omaggio a quelle che sono state le promenade ottocentesche nei parchi che permettevano di esibire la propria eleganza. Anche l’arte è stata utilizzata come riferimento astratto: le ninfee di Claude Monet così come le silhouettes delle figure di Georges Seurat sono riprese in maniera lontana ma presente. Ancora una volta, Jonathan Anderson fonde elementi culturali con l’heritage della maison attraverso un’estetica poetica e sovversiva, in un dialogo continuo tra carattere contemporaneo e irriverente decisione.