Martedì sul profilo di Dior e Jonathan Anderson sono apparsi i primi post dedicati alla collezione, un video con questa caption: Fuori dal leggendario atelier Dior al 30 di Avenue Montaigne, una targa rende omaggio allo stilista Paul Poiret—un dialogo inaspettato che invita a ulteriori esplorazioni. Da qui l’idea del nuovo uomo Dior dovrebbe essere una prospettiva intima e personale, la personalità rappresentata sembrerebbe divenire autentica e sincera, attenta al proprio essere, alla scoperta e alla conoscenza. Poiret è considerato uno dei padri della moda moderna, ricordato per aver introdotto silhouette più fluide, per aver contaminato le sue creazioni con uno spirito fortemente artistico e orientaleggiante, e anche per aver reso il designer una vera figura creativa e culturale. Tutti elementi che racchiudono appieno le capacità di Jonathan Anderson, che non ha deluso le aspettative lanciate con le immagini svelate prima dello show. La sartorialità della collezione è precisa, i dettagli sono appariscenti ed esuberanti, la linea tra il maschile e il femminile si affievolisce. Il défilé sembra quasi una timida dichiarazione di fuga, un ritratto di personaggi che esplorano tematiche identitarie, una raccolta di pensieri fumosi che cercano un nuovo senso. L’obiettivo è quello di trovare una via d’uscita e una maggiore libertà, prima con il perdersi e poi con il ritrovarsi.
“Per me è un ulteriore studio del personaggio. È una riflessione sullo stile personale, ma allo stesso tempo sull’idea di eccentricità: che forma assume quell’eccentricità se si ignora il fattore economico legato all’aristocrazia. (…) In fondo, il mio modo di lavorare consiste nel raccogliere esperienze lungo tutto il processo e nel lasciarle poi infiltrare nel lavoro.”
La collezione non parte in punta di piedi, anzi, entra carica e disarmante. I primi look sono dei pantaloni in denim dalle linee piuttosto strette, portati a vita bassa, abbinati a canotte luccicanti di paillettes monocromatiche. Si presenta così il protagonista della Dior aristo-youth. La maglieria fa capolino su lunghi abiti al ginocchio; i completi formali sono rivisitati, indossati a petto nudo o sopra camicie minimali, il dettaglio che tutti aspettavamo sono i colletti simili a fini gorgiere annodati a contrasto su molti dei look presentati. La ricerca dei tessuti sembra non finire mai, sono abbinati, sovrapposti, contrastati e costruiti con abbondanze voluminose. Giacche sartoriali e sportive si allungano sulla parte posteriore, arrivando ad assomigliare a degli elegantissimi frac. Le lunghezze apparentemente fuori luogo per il guardaroba maschile tornano anche nelle gonne che sfiorano terra e nei morbidi mantelli svolazzanti. Questi ultimi sono richiamati sulle spalle come ampi pannelli impreziositi di stampe dall’ispirazione orientale, con applicazioni damascate di oro e rosso. Maxi polsi di eco pelliccia si allungano dalle maniche di cappotti di lana. Questo massimalismo entra in contrasto con le proporzioni ridotte e asciutte di alcuni look, come a raccontare la confusione e l’inadeguatezza che prova l’uomo che sfila in passerella. La palette è piena e carica, ma allo stesso tempo polverosa, tenue e concreta.
Le note di Alesis di Mk.gee aprono e chiudono il défilé, come un cerchio dell’esistenza che raccoglie tutte le esperienze vissute, e ne fa bagaglio. Il direttore creativo in questa collezione uomo parla di un senso di spaesamento tipico della società attuale, di un’odissea interiore sull’essere e il non-essere. Così, anche quello di Jonathan Anderson è un viaggio introspettivo e riflessivo nei codici della Maison, una ricerca di dettagli sartoriali e misurati, di qualità e precisione fondamentale, una sperimentazione di nuove forme, linee e silhouette, così come di contrasti e colori. La narrazione visiva che per secoli ha contraddistinto la storia di Christian Dior è ancora presente, la passerella diventa un mondo immersivo in cui viaggiare, da conoscere e scoprire. Le categorie tradizionali sono scardinate e sfidate dal nuovo lavoro del direttore creativo, il suo linguaggio riconoscibile è stato in grado ancora una volta di filtrare Dior Homme attraverso una nuova sensibilità contemporanea.