Entra quasi in punta di piedi, Destinations la nuova mostra di Bottega Veneta. Non è una mostra che alza la voce: ti invita piuttosto a rallentare, a seguire con lo sguardo linee che si incrociano, materiali che si sfiorano e, non a caso, storie che si intrecciano come fili. Bottega Veneta porta a NOMAD Abu Dhabi un tributo a un’icona della maison, l’Intrecciato, un viaggio dentro ciò che significa davvero creare: gesti di incontro, l’unione per dare forza. Cinquant’anni dopo la nascita della celebre lavorazione in pelle, la trama che ha reso riconoscibile la casa veneziana, diventa il punto di partenza per otto creativi provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Ognuno arriva con il proprio bagaglio culturale, la propria memoria tattile. Curata da Rana Beiruti, la mostra è una costellazione dove ogni opera è una voce autonoma, ma tutte dialogano seguendo lo stesso filo conduttore.
Si passa dalle superfici ceramiche e pietre vulcaniche alle strutture ispirate agli Areesh emiratini, intrecci di foglie di palma che si ispirano ad un modo antico di costruire ombra e rifugio per ripararsi dal sole bollente. Alcune opere incorporano anche ritagli di pelle provenienti direttamente dall’atelier di Bottega Veneta, come se la maison prestasse un pezzo della propria anima per essere nuovamente interpretata. Le mani degli artisti esposti plasmano questi elementi con rispetto e libertà, dimostrando che l’Intrecciato è al tempo stesso tecnica e concetto.
In questo viaggio sensoriale ci si imbatte nelle geometrie rigorose di Abdalla Almulla, che trasforma la ricerca architettonica in ritmo da scandire con la vista; nelle forme matematiche e poetiche di Amine Asselman, dove la ceramica diventa un paesaggio mentale; nelle narrazioni intime dei tessuti di Esna Su, che sembrano respirare memorie e fragilità. Tra gli altri nomi, le creazioni luminose di Nader Gammas non illuminano soltanto: rivelano e accompagnano. Il duo Sayar & Garibeh porta una leggerezza giocosa, capace di far sorridere senza perdere profondità, mentre Shaha Raphael lavora la materia come fosse un organismo vivo, una presenza autonoma che richiede cura e attenzione. E poi infine c’è l’universo immaginifico di Zein Daouk, dove la ceramica trattata come elemento organico, diventa creatura, ponte tra ricordo e metamorfosi.
“Le opere commissionate raccontano un ventaglio ampio e sorprendente di interpretazioni che rendono omaggio all’Intrecciato, pur custodendo i segni più intimi dello stile di ciascun designer.”
La mostra, come Venezia—città alla quale Bottega Veneta è indissolubilmente legata—è un luogo di passaggio, di contaminazione e scambio. Qui le tradizioni locali sono state rimescolate, messe in movimento, proprio come nella storia dell’ex regina dell’Adriatico, custode di secoli di scambi e alleanze. Destinations non pone l’accento su una destinazione finale: invita invece a percorrere un tragitto. È un inno al muoversi, al lasciarsi attraversare da culture diverse, come fanno i fili che danno vita all’Intrecciato. Camminando tra le opere, si percepisce che ogni pezzo è un modo per favorire le relazioni: tra passato e presente, tra artigiani e artisti, tra la maison e le radici mediterranee e mediorientali che l’hanno sempre nutrita. Il risultato è una trama collettiva che porta verso nuove rotte. Il consiglio è di non visitare Destinations di corsa: è una mostra che va ascoltata e toccata, come si farebbe con un tessuto prezioso.