My Frankenstein
Sprüth Magers, Los Angeles
From February 26, untill April 25, 2026
C’è qualcosa di significativo nel fatto che David Salle scelga Los Angeles, nel 2026, per il suo ritorno. Non è una semplice mostra: è un’occasione rara. La sua ultima personale nella città era datata 1997. Quasi trent’anni dopo, Sprüth Magers — la galleria al civico 5900 di Wilshire Boulevard, nel cuore del Miracle Mile — apre le porte a una nuova serie di dipinti che confermano quanto Salle, a oltre quarant’anni dall’inizio della sua carriera, non abbia perso un’oncia della sua capacità di disorientare e sedurre.
Nato nel 1952 a Norman, Oklahoma, Salle è uno degli artisti che più profondamente ha ridefinito il linguaggio della pittura nell’era postmoderna. Formatosi alla California Institute of the Arts sotto la guida di John Baldessari, ha sviluppato un approccio radicale alla composizione che mescola immagini provenienti da fonti disparate — la storia dell’arte, la pubblicità, la fotografia, la cultura popolare — senza alcuna gerarchia, senza un’unica chiave narrativa. Le sue tele non raccontano storie: le evocano, le interrompono, le moltiplicano.
“La giustapposizione è l’arte del possibile. Un dipinto è più della somma delle sue parti: è il modo in cui queste parti vengono messe insieme a commuoverci, anche quando non ne siamo consapevoli.”
I nuovi lavori presentati da Sprüth Magers — tra cui Olympus (2025), Space Lady (2025) e Hatchet (2025), tutti realizzati con olio, acrilico, flashe e carboncino su stampa UV archiviale su lino — mostrano un artista in forma straordinaria. Le composizioni hanno l’energia espansiva dell’astrazione totale, ma costruita con immagini: figure femminili senza testa che indossano guanti rossi e abiti bianchi, giacche sgargianti in rosso che dialogano con nature morte alla Cézanne, soli stilizzati e tazze primarie in un paesaggio che sembra preso in prestito da un sogno. Ogni opera è un accordo visivo: note distanti, fermate nel tempo nello stesso istante, che producono un effetto di risonanza imprevedibile.
Quella di Salle è una pittura che ama l’ambiguità senza cedere al caos. Il suo cosiddetto “modo presentazionale” — termine che lui stesso usa per descrivere la propria poetica — consiste nel presentare le immagini nella loro forma più diretta, quasi didascalica, e poi affidarle al campo di forze della giustapposizione. È la stessa logica del montaggio cinematografico, ma applicata alla tela: ogni elemento porta con sé un significato pregresso, e il punto è che questi significati si scontrano, si interrogano a vicenda, producono qualcosa di terzo che non è né l’uno né l’altro.
Per chi si trova a Los Angeles nelle prossime settimane, è un appuntamento da non perdere. Non tanto per la storia di Salle — già celebrata da retrospettive allo Stedelijk di Amsterdam, al Whitney di New York, alla Menil Collection di Houston — ma per quello che i nuovi dipinti dicono sul presente: su come guardiamo, su quanto siamo disposti a resistere alla tentazione del senso compiuto. Il vernissage di apertura si terrà il 25 Febbraio, con la mostra aperta al pubblico fino al 25 Aprile 2026.
Per maggiori informazioni Spruethmagers.com.