Boyd Holbrook in conversazione con Alexis Maida
Come hai iniziato a recitare?
Boyd La prima cosa che ho fatto è stato mandare un copione che mi piaceva molto a Gus van Sant, pensando ingenuamente che avrei potuto dirigerlo. Successivamente ho avuto un incontro con Larry Clark e poi con Gus, che all’epoca stava girando Milk e mi offrì una piccolissima parte nel film. Fu una soddisfazione inaspettata.
Così scrivevi copioni prima ancora che iniziassi a recitare?
Boyd Si, ho scritto un pò cortometraggi e scenette, complessivamente cattive idee. Mi ha sempre interessato molto farlo; ho frequentato la scuola di recitazione, seguito alcuni corsi alla New York University e successivamente sono andato alla Columbia per alcuni corsi di scrittura.
Dopo aver recitato una piccola parte in Milk sapevi con certezza fin da principio di volere proseguire la carriera cinematografica con la recitazione?
Boyd Assolutamente. Non ci sono molti teatri dove sono cresciuto, così per me la recitazione non aveva un gran significato finchè non son partito per NY, ho iniziato a frequentare le lezioni e sono diventato qualcosa di più simile a un attore. Frequentavo la scuola di recitazione all’epoca e dopo aver visto Sean Penn ho pensato che fosse meglio restare.
Di recente hai preso parte alla prima di due film al Sundance, è stata la tua prima esperienza a un grande festival in cui hai partecipato e promosso dei film?
Boyd Quest’anno ho concorso al Sundance con due film, Little Accidents e The Skeleton Twins ma la mia prima esperienza è stata con Higher Ground diretto da Vera Farmiga. Ho pensato fosse un festival in stile nerd. Comunque mi sono messo alla guida e sono rimasto bloccato nel traffico per alcune ore mentre cercavo di raggiungere la città, facendo pipì nelle bottiglie dell’acqua.
Come è l’esperienza del festival, soprattutto l’ultima in cui hai partecipato alla prima di due film?
Boyd Il Sundance Film Festival è stato entusiasmante, bisogna correre un pò. Devo solo vede un altro film! Di fatto ho solo corso da una parte all’altra per rilasciare interviste, comunque si, non ho avuto modo di vedere tanti film e me ne dispiaccio.
Tu hai già lavorato con grandi attori… tutti nomi che fanno un certo effetto, ti sei mai sentito in soggezione ad andare sul set per la prima volta o ad incontrare queste persone?
Boyd Penso che se non si riesce a conversare con qualcuno probabilmente non si sarà neanche capaci di lavorarci insieme e di entrarci in sintonia. Comunque io preferisco sempre frequentare quegli ambienti che mi consentono di diventare un attore migliore.
Quindi quando lavori con altri attori ti senti come se stessi donando un pò della tua esperienza e assorbendo un pò di quella degli altri?
Boyd Certamente, non credo sia bene valutare gli altri attori mentre lavori con loro perchè penso sia fuori luogo. Non porta alcun beneficio per nessuno del cast, proprio come lavorare a stretto contatto con le altre persone piuttosto che starne alla larga.
“Lasciati andare e segui il flusso, mantieni il senso dell’umorismo verso te stesso e non essere troppo rigido o fossilizzato nelle tue idee.”
Quando entri nel personaggio di un nuovo film, hai una sorta di stile o metodo di preparazione?
Boyd E’ importante imparare nuovi piccoli trucchi del mestiere e rivalutare costantemente le cose. Ho consultato un fisioterapista fuori dalla New York University per comprendere le cause neurologiche dell’ictus. Abbiamo dedicato un paio di mesi lavorando sul personaggio di Little Accidents e sulle conseguenze dell’avvelenamento da monossido di carbonio. Si trattava un pò di costruire ogni cosa. Per me la preparazione è quasi la parte migliore del mio lavoro. Non mi sono mai drogato ma per Cardborard Boxer mi fermavo a fumare fuori dai centri di disintossicazione e cercavo di conoscere le persone che andavano e venivano.
Quale è stato per te il ruolo più difficile da impersonare?
Boyd Alcuni film sono più particolari di altri, Little Accidents è stato davvero impegnativo perchè il progetto ha richiesto molto tempo. Sai, era ambientato in una piccola città mineraria, io sono cresciuto in un posto simile. L’ho sentito molto vicino a me e volevo esprimerlo in qualche modo. Probabilmente è il progetto che ha avuto il maggiore impatto su di me, già a partire dalla preparazione, ho cercato di capire ciò che il personaggio stava attraversando, quel groviglio di emozioni dovute alla perdita dei colleghi e degli amici e su di lui tutto il peso di una comunità che ha bisogno del carbone come risorsa per vivere.
Dove sei cresciuto?
Boyd Nella zona est del Kentucky chiamata Prestonsburg e sono andato al college a Lousville. Ho frequentato l’UPS a Louisville, lì c’era un programma che chiamavano “Guadagnare per Imparare”, era un grande programma, loro ti pagano la retta ma l’accordo è che devi fare dei turni che nessuno vuole fare. Il turno iniziava alle 11 di sera o a mezzanotte e finiva alle 8 del mattino, poi alle 9 o alle 10 iniziavano le lezioni. E’ durato per circa un anno.
Non era un programma molto utile per la tua istruzione.
Boyd Esatto, è stato un programma intenso ed è una cosa buona che mi abbia spinto ad andarmene. Non c’era nulla di realmente interessante nelle cose che studiavo al college, mi piacevano le lezioni di psicologia ma davvero non c’era niente per me lì, questa è stata una buona motivazione per lasciare tutto.
Immagino che questa sorta di lavoro ed esperienza etica sia stata molto utile per scavare nel tuo passato e aiutarti a recuperare ciò che ti serve esprimere come attore.
Boyd Io credo davvero che ognuno debba vivere la propria vita. E’ molto facile farsi catturare dalla corsa al successo per attori, attrici, produttori e cast. Questo mi fa impazzire, se ne potrebbe parlare tutto il giorno, preferirei vivere la mia vita e possibilmente divertirmi mentre mi prendo gioco di me stesso.
Hai fratelli o sorelle?
Boyd Ho una meravigliosa sorella, lei è tornata nel Kentucky per fare un lavoro sociale, aiuta i bambini, è una lavoro duro il suo, ma è molto migliore del mio. Ho anche un fratello più grande che è un genio.
Dalla mia esperienza nelle interviste a persone come te mi sono fatta l’idea che i fratelli abbiano la capacità di farvi stare con i piedi per terra. Di sicuro influenzano la tua vita quando arriva il successo in un mondo come Hollywood.
Boyd Senz’altro mia sorella non me ne fa passare una, do un grande valore alla sua opinione, perchè lei non è del settore e quindi è molto onesta nelle sue opinioni e vuole solo il meglio per me.
Ci sono altre passioni artistiche a cui ti dedicheresti se non recitassi?
Boyd Per alcuni anni sono stato l’apprendista di uno scultore, un artista incredibile che si chiama Fernando Mastrangelo. Stavo lavorando a delle mie creazioni personali e feci alcune mostre. E’ un ambiente molto particolare e fare questo per vivere, anche se per pochi anni, richiede coraggio. Amo la scultura, la fusione e modellare, tornerò ad occuparmene quando avrò più spazio a disposizione. E’ un’attività che mi ha dato tante soddisfazioni. Credo che, una volta che avrò raggiunto i miei risultati nel lavoro, se avrò più tempo sarà sicuramente qualcosa che mi piacerebbe tornare a fare. Ho la trama di un film che ho sviluppato mentre lavoravo ad altri due progetti.
Questo è il primo film che hai creato?
Boyd No, ho già girato un cortometraggio muto di Sam Shepard che dura circa 15 minuti. L’ho arrangiato partendo dalla sua piccola storia, era solo un paragrafo ma scritto in modo meraviglioso. Parla di un uomo, il suo cane e di questi pavoni che gli rovinano la vita, è un pò dark, un pò divertente e molto surreale. L’ho ambientato in un mondo che è una sorta di palla di neve. Lo abbiamo girato a Syracuse con 3 piedi di neve e la temperatura a -30°C. Penso che lo staff a un certo punto fosse sul punto di abbandonarmi, è stato molto divertente. Ho fatto altri film durante la scuola ma questo è stato il mio primo lungometraggio con tanto di staff e budget dedicato e ottimo materiale, che è sempre un elemento chiave. Dopo aver lavorato con Sam un paio di volte ho iniziato a leggere alcuni dei suoi lavori che mi sono capitati tra le mani, poi mi sono procurato il suo numero da un amico e ho finito per chiamarlo mentre era a pescare da qualche parte e lui mi ha detto di procedere pure. Successivamente ho avuto ancora modo di lavorare con lui su Out of the Furnace, quando lo scrisse aveva probabilmente la mia età. Credo che la storia fosse la sua prima pubblicazione uscita nel 74. Nel libro lui descrive il Sud della California di quando era bambino. Non ero certo che lo avrei riscritto in modo fedele ma lui mi diede la sua benedizione. Il prossimo film che farò sarà Uncle Sam, dopo questo ho altri due copioni che mi piacerebbe girare.
Quindi sei decisamente molto interessato a orientarti verso la regia?
Boyd Penso che mi piacerebbe continuare un pò così prima di mettere le mani in pasta, sarebbe divertente.
Hai mai scritto un copione di tuo pugno?
Boyd Si, tutto ciò che scrivo è mio materiale, Uncle Sam è un originale, ho anche un altro copione The Vacancy of Your Heart anch’esso originale, e un altro originale ancora.
Hai delle muse o delle fonti di ispirazione che ti guidano nella tua carriera o nei tuoi lavori artistici? Chi ti ha influenzato nel tuo percorso?
Boyd La mia fidanzata, lei è magica
Dove l’hai conosciuta? Sul set di un film?
Boyd Si abbiamo lavorato insieme. A stretto contatto.
Pensi che lavorerete ancora insieme?
Boyd Si tratta solo di trovare il giusto progetto su cui lavorare.
Per il futuro c’è un ruolo specifico che desideri recitare? Un obiettivo su cui vorresti impegnarti ma non ne hai ancora avuto la possibilità?
Boyd Al momento ci sono un pò di cose in ballo. C’è una serie in programma che si intitola Narcos della durata di 2 stagioni e verrà trasmessa su Netflix. E’ una storia su Pablo Escobar in cui io sarò l’agente speciale Steve Murphy che ha scovato Pablo Escobar. Sto lavorando con José Padilha, un regista brasiliano fenomenale. Insomma, questo è ciò che mi interessa al momento, fare un pò di training come agente speciale. E’ molto eccitante e ci sono dei progetti in arrivo per il prossimo anno.
Hai intenzione di stare lontano dai ruoli centrali o è qualcosa che sei disposto a fare?
Boyd Questo dipende molto dal copione e dal personaggio, sono comunque cose interessanti. Non credo che cambi nulla, la mole di lavoro è la stessa, gli addetti ai lavori sono più gentili e il trattamento è migliore ma io non sono contrario a niente.
Quando termini un film hai mai la sensazione che avresti potuto fare le cose meglio o comunque in modo diverso?
Boyd Questo è il motivo per cui mi piace arrivare preparato, evito che sorgano questi problemi, ma è anche vero che non si può avere il controllo su tutto, alcune cose bisogna lasciarle correre, saper ridere di se stessi e non irrigidirsi nelle proprie idee. Non mi piace comportarmi in quel modo. Mi piace stare rilassato e vedere come vanno le cose, ma questo è lo svantaggio che i piccoli film hanno rispetto a quelli grandi, che davvero non hai molto tempo. Ho recitato in molti film in cui fai una ripresa, massimo 2 e poi si prosegue, così le cose cambiano molto.
Leggi l’intervista completa su Muse Magazine, Issue 38.